recensione the lobster

Recensione The Lobster

Ecco che, come per magia, da un giorno all’altro mi sono trovata catapultata nel team di LDFO. Già dalla prima telefonata con Delos, nella mia testa aveva preso a rimbombare incessantemente la parola distopia. Mi sono domandata: “Con che cosa comincio? Con un libro? Un film? Un manga?”

Si sono accese mille lampadine, ma una fra tutte ha brillato di più. Mi son detta: “Devi recensire The Lobster.”

Non a caso nella pagina di LDFO lo ha inserito nella classifica dei “100 film di fantascienza poco conosciuti degli anni dieci” e in quello dei “50 Film di Fantascienza degli anni duemila che devi aver visto” e per non farci mancare nulla, anche Riccardo Muzi lo ha citato nel suo articolo: “I dieci migliori film distopici del decennio 2010-2019 (prima parte).”

Se non sapete di cosa sto parlando, già solo dopo queste poche informazioni dovrei aver già stuzzicato la vostra curiosità. Se vi piace la fantascienza e andate a braccetto con le realtà distorte, ma non avete ancora visto “The Lobster”, dovete assolutamente concedervi 118 minuti di tempo libero e guardare questo capolavoro (attualmente disponibile sulla piattaforma NOW).

Recensione The Lobster

recensione the lobster

Il film è diretto e scritto da Yorgos Lanthimos, un personaggio che, a parer mio, non avrebbe bisogno di presentazioni: è uno dei migliori registi che abbiamo attualmente in circolazione. Per rinfrescarvi la memoria parliamo di colui che ha diretto: “Il sacrificio del cervo sacro”, “La Favorita”, “Dogtooth” (altro capolavoro) e molti altri. 

Oggi, però, si parla unicamente di The Lobster. 

Quando sono andata a digitare il titolo del film su internet, non ho potuto fare a meno di sorridere nel notare che è stato classificato come genere Romantico/Drammatico. 

Non so se succede anche a voi, ma io quando intravedo il termine romantico, il mio cervello tende a proiettare ogni mio pensiero su film del calibro di Notting Hill, Pretty Woman, Orgoglio e Pregiudizio… The Lobster non s’avvicina minimamente a questi film. Eppure non lo si può negare: questo è un film che parla d’amore; la differenza è che non sappiamo fino in fondo quanto questo amore sia autentico, puro come quello delle favole. 

In questo film Lanthimos trascina sempre più lo spettatore verso un limbo e, alla fine, lo abbandona lì. 

La prima volta che vidi questo film, la sensazione fu quella di vivere il peggior incubo della mia vita e la mia mente – da quel che ricordo – partorì questa strana frase: “Questo è fare horror senza fare horror.”

Probabilmente questa mia angoscia era stata incrementato dal fatto che all’epoca ero una single felice.

Se lo spettatore di The Lobster è un single appagato con la sua vita, la sua sofferenza  durante la veduta del film sarà maggiore. 

Ora vi spiego il perché: la storia si svolge chiaramente in futuro distopico e – copio pari pari Wikipedia – le persone single, secondo le regole della città, vengono portate in un hotel in cui sono costrette a trovare, entro quarantacinque giorni, un compagno o una compagna con cui fare coppia. Se falliscono vengono trasformate in un animale a loro scelta. Il protagonista, David, viene a sapere che sua moglie lo ha lasciato per un altro e viene quindi trasferito all’albergo per provare a trovarsi una nuova compagna o fallire ed essere trasformato. Giunto all’hotel, David compila la propria iscrizione e sceglie di essere trasformato in un’aragosta in caso fallisca perché sono animali che vivono a lungo e perché David ama il mare.

Fondamentale: per trovarsi un compagno è necessario avere una cosa in comune. 

Il destino però, ad un certo punto, gli riserva sorpresa: David riesce a scappare e fuggire nella foresta dove si alleerà con una tribù di solitari. 

Qui tutte le assurde regole che ci hanno rifilato nell’albergo vengono spodestate dal trono per farne spazio ad una nuova, altrettanto bizzarra: è proibito innamorarsi. 

Da qui non aggiungo altro, non vorrei fare spoiler. Tanto chi ha già visto sa. 

Al di là delle varie interpretazioni che ci offre il finale, personalmente è stata proprio l’idea in sé, il Pitch, a lasciarmi positivamente terrorizzata, ovvero: cosa accadrebbe se in un futuro prossimo il mondo si spaccasse a metà, e tu, che magari sei nato grigio, saresti costretto a scegliere se stare dalla parte del bianco o del nero? 

Ci ho riflettuto poco, la prima risposta che mi è balenata in mente è stata: “Mi dio! La società di oggi non è poi così differente!”

Credo che al signor Lanthimos sia bastato guardarsi semplicemente un po’ attorno per tirare fuori una sorta di caricatura – se così si può chiamare – del mondo odierno.

Pensiamo alla società predominante del film, ovvero quella all’interno dell’albergo: quante persone – uomini e donne – nella realtà, pur di non rimanere sole, pur di non doversi scontrare con certi giudizi, s’accontentano di un partner qualunque? 

Si sposano perché ad un certo punto bisogna sposarsi; fanno figli perché ad un certo bisogna farli. Sono succubi dell’ennesima propaganda estremista. 

Nel pensare a questo termine “estremismo”, mi viene in mente proprio una scena del film. Una delle regole imposte dall’albergo è: vietato masturbarsi. Quando lo staff scopre che un uomo non ha rispettato questa regola, lo puniscono bruciandogli la mano con un tostapane. Personalmente, e lo dico a malincuore, non è un qualcosa di così utopico. 

Pochissimi di noi si stupirebbero se vedessimo attuare queste punizioni in certi stati del mondo.  

Se penso invece alla tribù dei solitari, mi vengono in mente gli altezzosi, gli anaffettivi, quelli che disprezzano ogni forma d’amore, che si mettono le dita in gola fingendo di avere un conato quando vedono una coppia per strada.

Devo fare una confessione; ero anche io così una volta; fortunatamente – almeno per il momento – la società attuale è uno “spazio grigio” e ci permette di cambiare idea tutte le volte che vogliamo. 

A presto!

Maria Cristina

Vi lascio il trailer…buona visione!

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