Recensione Gli abissi dei porci di Alessandro Montoro

Eh! Zanna è viva!
Quanto è passato? Nemmeno io lo ricordo più, ma secondo il sito 6 mesi.
Questa è la vita ragazzi e io sono una pessima persona che in questo momento è impegnata a fuggire da Delos come Lupin fa con Zenigata perché sono 6 MESI che non pubblico nulla.

Allora, “Gli abissi dei Porci” di Alessandro Montoro edito da Delos Digital.
Io non leggo poi molto, vuoi per mancanza di tempo, ma la premessa che mi era stata fatta sembrava avvincente: ci sono gli alieni, una serie tv su di loro e i funghi allucinogeni.

Ecco, l’ultima parte è stata una lama a doppio taglio.

TRAMA: Quando leggi le avvertenze e te ne sbatti

Io è difficile che recensisca libri. Guardiamoci in faccia e parliamo seriamente: nello Staff di Leggere Distopico abbiamo gente qualificatissima, pluripremiata nonché la creme della creme fra editori, scrittori e recensori.


Ho sempre detto che le mie recensioni sono chiacchiere al bar, dove dico le mie opinioni e mi piace chiacchierare nei commenti con chi non la pensa come me.
Non sono da prendere sul serio, insomma.


Per questo non volevo recensire questo libro. Però c’era la premessa dei funghetti e io, grande esperta… Di roba psichedelica come S.O.M.A. e roba varia ho pensato “perché no?”.
Allora, partiamo dal fatto che il protagonista di chiama Marcus Talon e io gioco a D&D, già mi hai catturata.


Cercherò di non fare spoiler: Marcus Talon è un professore in un’università in Svizzera, ha una sorella e due nipoti come unica famiglia, ma è anche un esperto matematico e per questo viene convocato dalla Coalizione della Terra Unita perché un U.F.O è precipitato nella Fossa delle Marianne. Uno vero, non come il palloncino cinese.
Ad ogni modo, da qui partiranno una serie di collegamenti con una serie tv tedesca (no, non parliamo di DARK), alieni e sì I DANNATI FUNGHI ALLUCINOGENI.

Tiriamo le somme: AKA non date i funghetti a Zanna

Io qui non so che dire per sembrare intelligente, quindi raga… Vado a braccio.
All’inizio ho trovato un po’ di difficoltà a leggerlo, basti pensare che ci ho messo mesi perché ero fuori allenamento e contando il fatto che il mio cervello ha bisogno di stimoli immediati o si distrae.

Il libro inizia piano, la narrazione fa passare ogni cosa per assolutamente normale (o almeno è quello che ho percepito io): Marcus è abitudinario e probabilmente è un tipo di persona dalla routine noiosa; nella vita reale ci staremmo sulle scatole, per lui la convocazione stessa è una fonte di problemi nella sua monotona vita.

Mentre leggevo tutte le modalità in cui il protagonista veniva prelevato, la routine che faceva mentre risolveva il mistero, non potevo fare a meno di pensare “Ah mh, è come nei film. Okay, capito.” Ed è questo ad avermi fregato!
I personaggi sono un po’ stereotipati, soprattutto agli occhi di Marcus: dalla francese che fuma tanto, al classico italiano panzone che si imbottisce di caffè, per finire con il generale russo tutto d’un pezzo amante degli ordini.

Tutto perfettamente standard nella patina monotona di Marcus: inizialmente la narrazione va tutta sulla stessa lunghezza d’onda, finché non subentra la serie tv tedesca dal nome impronunciabile.
Da quel momento in poi, la cortina che chiamerò “Patina Talon” viene strappata, rivelando vicende e personaggi per come sono, sfumature e profondità.

La piaga e il finale: il colpo di grazia

Se all’inizio la narrazione scorre lenta e placida, dalla seconda parte in poi è una farandola dove, perdonate il francesismo, se non fai attenzione ti sembra di non capire una ceppa.
I punti di vista si intersecano e si mescolano, i personaggi si aggiungono e tolgono in un caleidoscopio di azioni e sensazioni, la paura si fa strada nella tua mente quando si scopre il contenuto dell’astronave.

All’interno del libro viene trattato il tema della pandemia e del contagio: un argomento che tutti noi abbiamo vissuto pochi anni fa.
Alessandro tira fuori dal cassetto quelle memorie: sebbene ci sia un sostanzioso salto temporale fra il libro e i giorni nostri, viene accentuata l’incapacità umana di imparare qualcosa e ripercorrere gli stessi errori.

Ho letto e rivissuto l’ansia, l’incertezza durante la pandemia, empatizzando con il senso di oppressione e il bisogno di tenere la mente occupata per non impazzire, il senso di impotenza, la paura di uscire e di essere contagiati.
Alessandro ridisegna queste emozioni, facendo leva sul fatto che tutti noi le abbiamo vissute sulla pelle e sono ancora là.

Non mi soffermerò troppo sul finale, non voglio rovinare la sorpresa, vi basti pensare che quando l’ho letto mi è caduto il telefono su cui lo stavo leggendo. Sulla mia faccia si è dipinto un WTF e poi ho riso.
Ho amato la conclusione folle e totalmente azzeccata, i vari fasi psicologici dell’accettazione che vengono concentrati in poche righe. Il senso di normalità che ormai hai imparato ad accettare.

Me ne sono innamorata.
E spero lo farete anche voi.

Zanna.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *