Recensione Fantascienza, un genere femminile di Laura Coci

TRAMA DI FANTASCIENZA UN GENERE FEMMINILE

Da Mary Shelley alle nuove voci della fantascienza, la storia di un genere attraverso le autrici italiane e internazionali. Scrivere di fantascienza delle donne è, infine, un’emozione che merita di essere vissuta e raccontata: significa conoscere biografie coraggiose ed eccentriche, partecipando a vite che non sono la mia; leggere testi talvolta dimenticati o poco noti, cogliendone il valore e trasmettendolo; essere accolta amorevolmente in un consesso di grandi donne e madri simboliche, conversando con loro attraverso i testi che queste hanno scritto, affinché, un passo dopo l’altro, le donne non smettano mai di camminare.

RECENSIONE DI FANTASCIENZA UN GENERE FEMMINILE

A cura della filologa Laura Coci, “Fantascienza. Un genere femminile” – edito Delos Digital – dispiega agli occhi del lettore un approfondimento esaustivo su un genere letterario interamente declinato al femminile; una nutrita selezione di ben settantuno autrici che spaziano da Mary Shelley ad altre contemporanee come Nicoletta Vallorani e N.K. Jemisin.
Leggendo questo saggio scoprirete (o troverete conferma) che, tanto in passato quanto ai giorni nostri, la fantascienza è sempre stata prerogativa (anche) delle donne. Coci dona “uno spazio tutto per loro”, parafrasando Virginia Woolf, conferendo la giustizia letteraria che meritano. Nel tempo è, infatti, cresciuto il numero delle autrici (e dei riconoscimenti loro tributati) e altrettanto ha fatto il numero delle lettrici.
Un saggio letterario, questo, che attraverso la fantascienza italiana e d’oltreoceano si propone anche di parlare di studi di genere e denuncia sociale; il tema viene sviscerato con cognizione di causa e scrupolo da “addetto ai lavori” senza risultare ridondante o ripetitivo.
Riprendo dalla prefazione al testo una frase che, secondo me, è emblematica nell’abbracciare femminismo e fantascienza unitamente:

Sono le donne le più interessate a cambiare l’ordine delle cose, che da troppo tempo (dodicimila anni?) le vede subordinate; a destrutturare stereotipi e pregiudizi, giocando con i generi (sia antropologici, sia letterari) e contaminandoli; a pensare a un mondo migliore possibile per sé stesse e per l’umanità intera, perché in una società in cui i diritti sono garantiti a tutte e a tutti la qualità della vita è senza alcun dubbio migliore; a creare scenari alternativi nei quali la storia ha seguìto, segue, seguirà altri percorsi, con la capacità di prevedere e ricomporre contingenze e variabili; a trovare uno spazio, per quanto minore, nel quale sia possibile «parlare di tutto questo» a donne e uomini, magari attraverso un nome di penna maschile, per mimetizzarsi in un genere considerato per tradizione appannaggio di autori uomini o per beffarsi ancora una volta, con garbo, dei ruoli assegnati a priori.

La science fiction guadagna un’ulteriore accezione, simbolo di cambiamento nello scardinare la consolidata cultura del patriarcato.
Si ascrive anche alla letteratura di immaginazione poiché descrivere scenari lontani da noi (ma non così tanto) occorre per ampliare e sviscerare temi decisamente spinosi e attuali come: emancipazione, autonomia economica, il modo di intendere la maternità e tanto altro ancora.
Ho sempre pensato che la letteratura e, nello specifico, quella del genere fantascientifico-distopico, abbia l’alto compito sia di svelare l’oggi – brutture annesse – sia di ipotizzare ogni possibile scenario sul come diverrà il mondo e l’umanità del domani per poterlo fronteggiare al meglio.
Questo libro è una miniera d’oro, mi ha fatto scoprire testi meritevolissimi e che non conoscevo, dandomi materiale per i prossimi dieci anni. Mi sento di consigliarlo non solo a chi è in cerca di nuove e appassionanti letture, ma rappresenta un ottimo punto di partenza per acuire le proprie conoscenze sul genere.

Elisa R

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