Recensione Due passi all’Inferno di Filippo Mammoli

Bentrovati distofantareaders!

Oggi per la rubrica “Dietro l’angolo” ho il piacere di presentarvi le mie impressioni su un thriller veramente avvincente!

Si tratta del romanzo “Due passi all’Inferno” scritto dal già noto Filippo Mammoli, toscano D.O.C e pubblicato dalla Dark Zone.

TRAMA DI DUE PASSI ALL’INFERNO

Ventiquattro ore. È il tempo che viene concesso in un oscuro messaggio composto da due terzine dantesche e recapitato via email all’ispettore Carletti e alla biologa Marino per salvare una vita umana.
Una Firenze tormentata dalla pioggia che sembra rievocare i fantasmi dell’alluvione avvenuta esattamente cinquanta anni prima è il palcoscenico di questa caccia al tesoro.
La coppia improvvisata si trova a fare i conti con indovinelli ed enigmi che riguardano l’Inferno di Dante e la storia della città con i suoi monumenti, mentre un uomo nudo e legato su una sedia in un seminterrato viene assalito da flashback del suo passato.
Cosa unisce il Sommo Poeta con il prigioniero che rischia la vita e perché il regista occulto di questo gioco pianificato in ogni dettaglio ha scelto proprio Carletti e la Marino?
Tra litigi e colpi di genio dei due protagonisti, la ricerca esplora i luoghi di Dante e locali storici di Firenze, fino al contrappasso finale che lascerà un segno indelebile su ciascuno degli attori di questa commedia.

RECENSIONE DI DUE PASSI ALL’INFERNO

Ancora prima di uscire, grazie al blogtour di presentazione, in occasione del Salone del libro di Torino, ho subito adocchiato il libro di Mammoli guardandolo con interesse e curiosità. Ambientato in una delle mie città preferite, Firenze, e basato su alcune terzine dell’inferno di Dante, non potevo, per nessuna ragione lasciarmelo scappare!.
La trama vede come protagonisti il commissario di Polizia, Dario Carletti e la biologa Tiziana Marino.

Firenze è flagellata da una pioggia battente che, per intensità e forza, sembra emulare quella che ha provocato la storica esondazione dell’Arno nel 1966. La città è in fermento, la paura, unita alla curiosità dilagano tra i cittadini ed i turisti che sembrano essere, inspiegabilmente, più attratti dalla forza e dal fascino dell’acqua che dalle bellezze storiche, monumentali e artistiche della città. Ma c’è qualcosa di oscuro e malvagio che serpeggia, un individuo fortemente disturbato che sta tenendo in ostaggio un uomo legato ad una sedia e sopra alla sua testa ondeggia pericolosamente, una pentola piena di acido. Dario e Tiziana vengono coinvolti in una caccia all’ostaggio insolita per trovare l’ubicazione esatta nel quale giace l’uomo, devono risolvere un complesso rompicapo che condurrà il lettore tra le vie e le piazze di una delle città più belle, affascinanti e pittoresche del mondo, attraverso alcune terzine dell’inferno del celebre Dante. Chi si cela dietro il ghibellin fuggiasco? E perché coinvolgere proprio Dario e Tiziana?.


Il romanzo, mi è piaciuto molto da subito, vuoi per Dante che per Firenze, ho desiderato di leggerlo appena sono incappata nella presentazione del blog tour. Lo stile di Filippo come per gli altri romanzi che ho letto, è sempre fluido e a vince il lettore. Rispetto agli altri libri “Due passi all’ Inferno” l’ho trovato estremamente accurato. Filippo ci accompagna in un’adrenalinica caccia attraverso le vie ed i monumenti della bellissima Firenze con l’aiuto di alcune terzine dantesche. Il ritmo é incalzante da un enigma all’altro si resta senza fiato in un continuo ed estenuante susseguirsi di colpi di scena fino a giungere allo stupefacente ed imprevedibile epilogo.

A differenza de “Le farfalle dell’Elba” non ho capito l’identità dell’assassino sino alla fine. I personaggi, devo essere sincera, non mi sono piaciuti molto. Sia Dario che Tiziana presentano caratteristiche abbastanza distanti dal mio ideale e mi sono risultati abbastanza irritanti. Nonostante ciò la lettura non ne è stata pregiudicata. Le ambientazioni, invece, le ho amate, in quanto da sempre, Firenze è una delle città italiane che apprezzo di più in assoluto. Un romanzo avvincente, interessante e che coinvolge il lettore dalla prima all’ultima pagina. Mai monotono e assolutamente imprevedibile, secondo me ed il mio modesto parere è il migliore tra i romanzi di Mammoli che ho letto.

Alla prossima!

Valentina

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