Recensione I 500 milioni della Begum di Jules Verne

Avventura, utopia, distopia, responsabilità della tecnica, militarismo, guerra, ci sono tanti temi importanti in questo piccolo capolavoro di Jules Verne. Rileggerlo oggi può essere davvero istruttivo.

TRAMA DI I CINQUECENTO MILIONI DELLA BEGUN


“I 500 milioni della Bégum” è un romanzo di Jules Verne pubblicato nel 1879. Il libro racconta la storia di due uomini, il dott. Sarrasin, francese ed Herr Shultze, tedesco, che ricevono una grande eredità da una lontana parente indiana, una principessa, appunto la Begum. Ma i due uomini fanno un uso diverso e opposto dell’immane e imprevista ricchezza: il primo utilizza la sua quota per costruire una città ideale, mentre l’altro costruisce una città-industria organizzata militarmente dove progetta, produce e vende armi d’avanguardia.
Nel frattempo, un giovane ingegnere si fa assumere nella città-industria dove scala per anni la catena gerarchica che lo porterà al sancta sanctorum del suo capo. Il giovane è in realtà un alleato dell’uomo che ha costruito la città ideale e riuscirà a scoprire i piani del suo capo. Pur senza venire scoperto, il giovane verrà condannato a morte dal capriccioso capo che gli aveva mostrato i suoi più terribili ordigni segreti: un supercannone dalla lunghissima gittata (sufficiente a bombardare la città ideale), proiettili incendiari e proiettili a diffusione di gas. Tuttavia, il giovane riesce a sfruttare la fiducia che il capo continua a nutrire in lui e a fuggire dalla città-industria; ma tutto il lavoro eroico del giovane e quello dei suoi amici risulterebbe inutile se il supercannone pronto a bombardare la città ideale non fosse paradossalmente troppo potente: il primo proiettile sarà letteralmente scagliato in orbita attorno alla terra, danneggiando allo stesso tempo il cannone. Il romanzo si conclude con la morte di Herr Schultze asfissiato e congelato dall’esplosione di uno dei suoi innovativi proiettili a gas.
RECENSIONE DE I CINQUECENTO MILIONI DELLA BEGUN


C’è, molto evidente, nel romanzo il risentimento del francese nei confronti dei tedeschi dopo la sconfitta del 1870, ma c’è anche la consapevolezza dello scrittore affascinato dalla scienza e al contempo conscio della piega drammatica presa dalla società capitalistica del XIX secolo.
Le due città ideali, insieme esempio di utopia e di distopia sorgono negli Stati Uniti, evidentemente il territorio più dinamico, quello che ha ancora in sé una vitalità, una capacità di sviluppo che in Europa languono.
Nel primo caso però, la città ideale chiamata Città Francia, realizza un sogno di armonia e di coesistenza tra classi che sembra richiamare le speranze di un socialismo riformista molto blando, e che ha nelle prescrizioni igieniche il suo fondamento: ciò che conta è che le case siano salubri. Dall’altra parte la città distopica è la Città dell’Acciaio, una immensa officina interamente votata alla costruzione di armi, le più potenti, le più sofisticate, destinate per lo più a stati europei, la Germania in primo luogo. E qui sono in vigore le forme più estreme di sfruttamento e di autoritarismo. Degenerazione del sogno prometeico, perversione dell’industrialismo verso la fabbrica alienante del XX secolo.
Va osservato però che nella guerra tra le due città, un ruolo particolare lo riveste il mondo finanziario, la Città dell’Acciaio infatti sarà sconfitta non da un atto di guerra ma dal fallimento economico e conseguente crollo delle azioni in Borsa. Verne intuisce bene come il futuro dipenderà sempre più dalla grande finanza e dalle sue oscure regole.

STEFANO ZAMPIERI


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