Recensione Sete di A.B. Radley

Sete, di A.B. Radley, edito da Moscabianca Edizioni è una space opera che richiama le grandi epopee del passato. Ho scoperto questo libro a Stranimondi e finalmente sono riuscito a farlo emergere dalla pila di lettura sotto cui era sepolto.

Trama del libro

L’ultima volta che Anouk ha visto la sua famiglia è stato poco prima che il loro pianeta natale esplodesse. Una tragedia che l’ha segnata e resa orfana in una galassia troppo grande per essere esplorata in solitudine. Imbarcatasi come marinaio per l’ESA-GENESIS, la compagnia che ha colonizzato la Via Lattea, ha iniziato a viaggiare tra le stelle in cerca dei suoi cari.

E quando finisce sul pianeta Ptolemaios, la sua vita si intreccerà con quella di Tamar e Bilal, appartenenti a due fazioni che portano avanti un conflitto ereditato dai propri antenati; incrocerà la strada di George Satō, affamato di vendetta e determinato a ottenere l’immortalità; e incontrerà Yonah, che vive in simbiosi con una misteriosa creatura chiamata Leviatano.

Recensione di Sete

Anouk ha perso la sua famiglia e la sua casa quando il loro pianeta è esploso. Ha visto la sua vita andare in frantumi e ha incassato il dolore con una forza d’animo straordinaria. Seppur giovanissima, invece che farsi schiacciare dalla disperazione, ha iniziato a girovagare per la Via Lattea in cerca della sua famiglia. Ha combattuto la disperazione con la speranza e il fatalismo con la determinazione a non darsi per vinta.

L’umanità ha colonizzato la galassia, ha compiuto progressi scientifici enormi, eppure non sufficienti a farla progredire abbastanza da superare i mali che l’hanno sempre afflitta. E Anouk lo sa bene, e lo vive quotidianamente a causa della sua etnia romaní. Una colpa che le viene gettata addosso come pece, un marchio che la identifica agli occhi delle persone e che la costringe a cercare un angolo dell’universo in cui nessuno la giudichi.

E solo quando arriva su Ptolemaios scopre che esistono vite anche più disperate della sua, colpe che vengono calate sulle spalle dei giovani senza che loro possano far nulla per evitarle. Scelte che arrivano dal passato e che, nel presente, li costringono ad avanzare su un percorso che nessuno vorrebbe più seguire.

Sete è un romanzo molto ampio, in cui trovano spazio temi importanti come la discriminazione, l’odio e la necessità tossica di ambire a qualcosa di più grande. Peculiarità ataviche dell’essere umano che vengono controbilanciate dalla solidarietà, dall’amore e dalla speranza… per poi essere poste ai piedi di un’entità antica e saggia che guarda ai comuni mortali con la tenerezza di un dio.

A.B. Radley ha una scrittura avvolgente e ricca di dettagli. Riesce a dare un senso alla tecnologia fantascientifica e a trasmettere le emozioni e le ambientazioni che avvolgono i personaggi. Nonostante, per gusto personale, non sia riuscito ad amare (a credere) al cattivo della storia e alla sua controparte “antica”, ammetto che ha fatto un ottimo lavoro per caratterizzare i personaggi principali. L’unico vero dubbio che ho su questo romanzo è il rapporto tra scrittura, come numero di pagine, e storia. La storia avanza lentamente, passeggia placida otto agli occhi e in alcuni casi rallenta fino a dilatare il tempo. In parte è un pregio, perché una volta superate le prime 150 pagine si entra in sintonia con il narratore e ci si fa cullare, ma è anche un limite che potrebbe rendere pesante la lettura nelle sere in cui si ha bisogno di un po’ di carica.

A.B. Radley e Moscabianca hanno avuto il coraggio di presentare un libro complesso, maturo e che omaggia la grande fantascienza del passato, quella in cui i temi portanti superavano la scrittura d’effetto.

A presto.

Delos

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