Recensione Le avventure di Ettore Servadac di Jules Verne

Bentrovati lettori e lettrici di LDFO!

Non posso nascondere la mia passione per i romanzi di Verne, anche se sono datati, molto ottocenteschi, talvolta prolissi. Verne è lo scrittore della rivoluzione industriale, della fiducia smodata nei confronti della scienza e della tecnica, insomma, in poche parole è, secondo me, il perfetto interprete dell’ottocento industrialista e imperialista. La sua passione per la descrizione del mondo inesplorato, dei paesi lontani non è solo esotismo, è autentica curiosità intellettuale e scientifica. I suoi libri sono infarciti di nozioni e di dati, e di tutto il patrimonio di conoscenze del suo tempo.

TRAMA DI LE AVVENTURE DI ETTORE SERVADAC

Qui le avventure del capitano di Stato Maggiore Ettore Servadac di stanza in Algeria si arricchiscono di una fantasia sfrenata: egli infatti si trova vittima di un cataclisma inspiegabile, come se la Terra avesse cambiato la sua traiettoria e la maggior parte delle terre emerse fosse stata annientata. Solo molto tempo dopo si renderà conto che in realtà una cometa ha sfiorato la Terra risucchiandone solo qualche isolotto, una parte dell’atmosfera, qualche animale e un gruppetto di umani. Ora egli si trova dunque sulla superficie di questo astro lanciato nello spazio. Ma non è solo, qui siamo lontani dall’archetipo di Robinson, ci sono una trentina di persone, distinte per nazionalità: gli spagnoli, lavoratori pigri e giocosi, un battaglione di inglesi, spocchiosi e irritanti, una bambina italiana uno scienziato un po’ pazzo, il fedele servitore di Ettore, un commerciante ebreo e un nobile francese amico del protagonista.
Tutti insieme si ingegneranno per sopravvivere in un ambiente sempre più ostile perché mano a mano che la cometa si allontana dal sole la temperatura scende fino a livelli invivibili. I nostri sopravvivono solo sfruttando il calore di un vulcano sotterraneo. Il finale corrisponde al ritorno della cometa in prossimità della Terra dove alla fine e per merito di un colpo di genio i nostri eroi riusciranno a tornare.

RECENSIONE DI LE AVVENTURE DI ETTORE SERVADAC

Il romanzo è lungo, e come si accennava, talvolta prolisso ma, a mio modesto parere, è ancor oggi ricco di fascino. Le descrizioni di questi luoghi a metà strada tra il fantastico, il reale geografico e l’esotico, restano affascinanti.
Solo grosso neo, molto disturbante, è rappresentato dalla figura del mercante ebreo, rappresentato secondo il più autentico stereotipo razzista ottocentesco: piccolo nero, col naso adunco, taccagno, attaccato morbosamente al denaro, egoista e insensibile. Odiato da tutti, rifiuta la condivisione e la socialità pur di difendere i propri beni. Insomma una figura politicamente scorretta, che oggi non potremmo mai accettare, ma che rappresenta purtroppo l’indizio di una ideologia diffusa nell’800 rispetto alla quale sarebbe sbagliato invocare una censura. Si tratta a suo modo di un elemento rilevatore di un humus culturale che ha prodotto frutti tragici nel ‘900.

Continuo a pensare, anche sulla scorta di queste ultime osservazioni che Verne sia, nel bene e nel male, uno degli emblemi più interessanti dell’800: chi volesse davvero capire la complessità della cultura del XIX secolo, più che Stendhal e Manzoni, dovrebbe leggere Verne.


STEFANO ZAMPIERI

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