Mysterious Writer: Leonardo Patrignani

Leonardo Patrignani, Moncalieri, 28 febbraio 1980.

Autore, musicista e scrittore. Tra le sue opere:

Labirinto (Elena Morea Editore, 2003)

Multiversum Saga (Mondadori 2012-2014)

There (Mondadori, 2015)

Time Deal (DeA Planeta Libri, 2017)

Darkness (DeA Planeta Libri, 2019)

No Spoiler (De Agostini, 2020)

La giornata è iniziata all’alba.

Oggi ospitiamo un grandissimo scrittore di fama internazionale, per non fare brutta figura abbiamo deciso di dare al Bunker un aspetto un po’ meno in linea con chi comanda qui.
Abbiamo tolto gli scuri dai vetri e i panni che coprivano gli specchi, La Boss non sarà presente e il nostro ospite non scoprirà che la sua immagine non viene riflessa. I vasi di ruggine sono stati svuotati e abbiamo nutrito le Dionaea muscipula giganti per evitare spiacevoli incidenti.
Prima di andarsene La Boss ha sostituito i guanti in pelle di crotalo con quelli da forno e ha preparato dei magnifici biscotti, non credo siano buoni ma spero almeno che siano commestibili.

Abbiamo lavorato per ore e finalmente è arrivato il momento tanto atteso, il campanello urla, la porta cigola sui cardini e Leonardo Patrignani entra con un sorriso smagliante.

Mi inginocchio, lui magnanimo mi fa cenno di rialzarmi.

Buongiorno Leonardo e grazie per essere venuto a trovarci, è un onore avere la possibilità di scambiare due chiacchiere con te. Prego accomodati, fai come se fossi a casa tua. Gradisci un biscotto?

LP- Lo gradisco, grazie mille.

Uomo coraggioso.

LP- Buongiorno a te, voi, bizzarre creature comprese.

In realtà sarei umano… forse sono chiuso qui dentro da così tanto che inizio ad assomigliare alla Boss.

Scrittore di fama internazionale, musicista, narratore e scout. Sei uno dei grandi esempi positivi di come i sogni possano diventare realtà, come ci si sente a essere un punto di riferimento? Hai qualche consiglio da dare a chi vorrebbe provare a seguire le tue orme?

LP- Non esageriamo, io sono un punto di riferimento solo per chi ha bisogno di buoni consigli in fatto di hard rock anni ’80! Ma per quello che riguarda la strada artistica di cui parli, il suggerimento principale è: fate un patto col diavolo. Io l’ho fatto. Lui mi ha portato dei succosi contratti, io in cambio quando verrà il giorno rassetterò gli uffici infernali e luciderò ogni giorno la sua auto, come Biff nel finale di Back to the Future. Per l’eternità.

Certo, se proprio vuoi una risposta decente, direi che il rispetto dei ruoli e del percorso ha la sua importanza. Ogni mestiere ha le sue regole non scritte, non bisogna pensare di essere arrivati da qualche parte solo perché abbiamo un titolo in vendita su qualche catalogo online. Bisogna studiare e imparare di continuo. Io ho seguito un corso di sceneggiatura di un anno dopo 5 romanzi pubblicati con Mondadori e DeA Planeta, ma vedo autori all’esordio con un titolo autoprodotto a cui non si può dire “beh”, perché la loro opera è intoccabile. Dobbiamo ricordarci sempre che siamo al servizio dell’intrattenimento di chi ci legge. Non ci troviamo su alcun piedistallo, mai. Capire questo è già un bel passo avanti, poi ci sarebbero altri diecimila consigli ma li do solo in cambio di praline al cioccolato.

Mi segno sul quaderno di fargliene recapitare a casa un container. Ho scoperto la sua kriptonite e non esiterò a usarla!

Mi sta fissando. Fingo indifferenza e proseguo.

La saga “Multiversum” è basata sul concetto delle realtà parallele e della comunicazione extra dimensionale tra il mondo moderno e una civiltà futuristica; “There” ha una narrazione diretta e una forte atmosfera paranormale; “Time Deal” è un distopico che ci fa riflettere sulla vita e sul delicato equilibrio che rende gli esseri umani capaci di essere tali; “Darkness”, il tuo ultimo lavoro, è un’avventura di formazione che si affaccia sul mondo sovrannaturale. In questi anni hai affrontato temi e ambientazioni molto differenti ma non hai mai perso il contatto con le emozioni dei tuoi giovani protagonisti. Sono loro il vero vettore delle tue storie?

LP- Mi piace molto mettermi nei panni di una ragazza o un ragazzo, per affrontare l’ignoto, sondare limiti, sbirciare oltre. È una combinazione affascinante: età di transizione e confini da esplorare. Forse ho poca fiducia negli adulti (dev’essere colpa di Twitter e del livello del dibattito politico), chissà. A parte le battute, credo che sia la fascia “middle grade” che quella “young adult” offrano delle possibilità uniche di approfondimento psicologico, e siano oltremodo sfaccettate. Pensa per esempio a There e Darkness. Hanno in comune il tema dell’elaborazione del lutto, ma Veronica Argenti ha diciannove anni ed è a un passo dall’iscrizione all’università quando sua madre viene uccisa, mentre Haly Foster alla scomparsa dei genitori di anni ne ha 13. I due modi di affrontare la perdita sono completamente diversi, e dal mio punto di vista è davvero interessante cercare di sviscerarli. Certo, magari domani completerò il tris tematico osservando la realtà dal punto di vista di un cinquantenne, chissà. Anzi, di una cinquantenne, visto che ho affidato questo concept, per ora, solo a personaggi femminili.

Tu parli ai giovani e so che tieni incontri anche nelle scuole per riportare i ragazzi alla lettura, Darkness è un testo che sotto la trama magica affronta temi importanti come il bullismo, la solitudine e il riscatto sociale. Ti va di raccontarci qualcosa in più?

LP- Con piacere. Darkness, sin dal titolo, è la sfida a un demone subdolo e indefinibile: l’oscurità. Come nella “notte nera dell’anima” di Blake Snyder (una delle tappe del “suo” Viaggio dell’Eroe, ovvero il momento di “all is lost” in cui tutto sembra perduto per i nostri protagonisti), è un mostro che va affrontato. Una notte che deve passare. Ognuno, nella mia cittadina di Little Crow, ha il suo demone da combattere. Anche i più “cattivi”, i villain di turno (come il bulletto della classe). Questo perché io detesto le etichette. Un bullo non è solo un bullo perché si comporta da bullo. È un ragazzo che ha una backstory, come tutti noi, e agisce perché innescato da un ingranaggio di motivazioni. Scopriamole, allora. Raccontiamo anche la sua storia, i suoi perché. Questo è importante soprattutto nella nostra vita di tutti i giorni, di cui i romanzi sono il riflesso. Per quanto riguarda la solitudine, ho affidato a un ragazzino aspirante giornalista (Owen) un tema bello pesante, me ne rendo conto. Sarebbe bello svilupparlo, nella storia è chiaramente compresso ma credo che sia un cenno inquietante di quello che la nostra mente può produrre: una città di qualche migliaio di abitanti, improvvisamente deserta. Riflesso di un timore tra i più preoccupanti: quello di rimanere soli. Per fortuna esiste l’amicizia, che anche in quel caso aiuta e “risolve”. Gli amici veri non ti lasciano mai solo.

Verissimo!

In “Darkness” ci sono molti passaggi importanti, quasi tutti i nostri colleghi citano quello in cui La donna invisibile spiga l’amicizia e la paura, personalmente la frase che mi ha colpito di più è “se sei triste e ti guardi allo specchio, ti vedrai triste.” Un concetto filosofico già citato anche da personaggi come Jim Morrison e che tua hai ripreso come un monito al non cedere allo sconforto, a combattere ogni giorno per la propria felicità. Perché l’hai scritta? Stavi parlando direttamente ai lettori o volevi solo stimolarli con un pensiero?

LP- Haly ha appena cercato di fuggire dalla casa-famiglia e la direttrice, seduta sul bordo del suo letto, cerca di confortarla. Le spiega che non è andando in un paese lontano che troverà una Haly felice nello specchio. È il tema del romanzo: dobbiamo affrontare i nostri disagi, le nostre paure. Questo passaggio ha lo stesso significato di un altro elemento della narrazione: le voci che circolano su chi ha tentato di lasciare il paese via lago, senza fare ritorno. Il lago sembra la soluzione più facile, perché l’oscurità che circonda Little Crow pare disperdersi in lontananza, sopra le acque. Una via di fuga, per alcuni. Eppure, la soluzione più facile non è mai la soluzione. Quello che intendevo era dunque far riflettere il lettore, anche molto giovane, sul fatto che non è scappando dai problemi che questi si risolvono.

Uh, è pronto il caffè, ne vuoi un po’? Tranquillo, l’ho fatto io, non avrà lo stesso sapore dei biscotti.

LP- Io sono un drogato di caffè.

So che è un rischio ma decido di usare il servizio buono della Boss.

Una cosa che mi ha sempre colpito delle tue costruzioni narrative è la semplicità della complessità. I tuoi romanzi si leggono senza sforzo, scorrono bene, eppure crei trame stratificate che sono ben lontane dal sembrare “semplici”. Come imposti il lavoro e come ti senti quando ti rendi conto di esserci riuscito?

LP- “La semplicità della complessità” mi piace molto. È una missione, del resto. Per esempio: in “There” era abbastanza dura non scivolare nella non-fiction quando si parlava di OBE o di NDE (siamo nel campo delle esperienze extracorporee o degli stati alterati di coscienza), e quando ho trovato il modo di collegare le due fenomenologie ho dovuto farlo in maniera “narrativa”. Il lettore non era di fronte a un saggio, doveva restare agganciato alla trama. Stessa cosa accaduta in “Time Deal”, che ruota attorno alla scoperta di un farmaco a base di nanotecnologie (non di natura biologica). Credo che sia il primo compito di un buon narratore, specie se si vogliono portare nella storia elementi che richiedono una certa mole di studio, e che il pubblico deve per forza di cose comprendere, almeno nei meccanismi di base. Nei film, quando un personaggio dice “ok, ora spiegamelo come se avessi otto anni”, si cerca più o meno di fare la stessa cosa. Quando mi rendo conto di esserci riuscito? Quando me lo dice chi ha letto il romanzo (nella fase precedente alla pubblicazione, mi affido al giudizio sacro della mia editor!). Ma la soddisfazione maggiore viene dal lettore che si è appassionato e ti dice “figo quel tema, mi consigli dei saggi che ne parlano?”. Lì, ecco, stappo una bottiglia (e sono pressoché astemio).

Sicuramente te lo avranno chiesto in molti, ma perché hai scelto la narrativa fantastica? I romanzi di genere non sono i più semplici da piazzare in Italia, i lettori sembrano preferire i non fiction, eppure tu hai seguito questa strada e sei riuscito ad arrivare al grande pubblico.

LP- Anche io come lettore oggi preferisco la non-fiction! Scherzi a parte, con la letteratura fantastica sono cresciuto. Leggevo Verne, Asimov, King, Barker alle medie, e da quegli anni in poi un certo tipo di narrativa (e cinematografia) mi avrebbe sempre accompagnato. Non potevo che scrivere romanzi di genere, per esprimere i miei pensieri, la mia natura. Ma alla fine anch’io ho ceduto alla tentazione di scrivere un libro “divulgativo”, e scommetto due penny che la prossima domanda…

Mi ha fregato!

Ti va di parlarci di “NO SPOILER! – La mappa segreta di tutte le storie”? È uscito da poco e mi ha incuriosito perché sembra un modo per invitare i giovani a riappropriarsi della voglia di inventare storie. Come è nata l’idea e cosa speri che succeda ai ragazzi di oggi che lo leggeranno?

LP- Mi sono innamorato dell’analisi strutturale delle storie seguendo un corso di sceneggiatura di Francesco Trento, autore romano che tra le altre cose ha scritto il bellissimo docufilm Crazy for Football (David di Donatello, tanto per gradire). Dopo aver letto un sacco di libri, preso valanghe di appunti e sperimentato nelle scuole questo genere di laboratori, vestendo per la prima volta i panni dell’insegnante, ho capito che i ragazzi adorano sentir parlare di mentori, varchi della soglia, mondi straordinari, prove, ricompense etc. Quindi ho preso il telefono e chiamato Francesco, ormai amico da anni. Gli ho proposto di scrivere questo manuale perché da solo mi sarei sentito un usurpatore del trono. È lui il guru, in Italia. Dovevamo firmarlo assieme. Poi ho proposto a DeA il progetto, incontrando un entusiasmo pazzesco sin dal primo momento. C’era una collana perfetta per questo testo, la stessa di Spinoza & Popcorn (che io ho divorato!), e per la prima volta siamo diventati anche dei fumetti, perché il libro è illustrato dalla bravissima Agnese Innocente.

Stai già lavorando a al tuo prossimo romanzo? C’è qualcosa che bolle in pentola di cui puoi parlarci?

LP- Ti sembrerà incredibile ma no, sono nel limbo. È un periodo di riflessione e raccolta dati mentali per capire dove mi porterà il vento. Ora, puoi interpretare questa frase come un tentativo di aggirare l’ostacolo perché in realtà ho già firmato per un nuovo progetto ma sono consegnato al silenzio… sta a te! Scherzi a parte, ho talmente tanto lavoro per la mia seconda vita professionale, quella in cui mi occupo di scouting e sviluppo per l’agenzia letteraria di Piergiorgio Nicolazzini, che ho pochissimo tempo per occuparmi di me. Mannaggia a me. Proprio a proposito di questo ho però un grande consiglio per te e per i tuoi lettori: tenete d’occhio Emanuela Valentini, amica autrice che ho accompagnato nella transizione dalla fantascienza al thriller. Il suo romanzo uscirà quest’anno per Piemme, ed è un lavoro a cui tengo tantissimo, che mi ha visto impegnato per mesi nella fase di architettura della trama. Lo ritengo un mio figlioccio narrativo, e non vedo l’ora di leggere i pareri dei lettori.

Annuisco, Valentina è una mia amica e sono contento di sentirne parlare.

Mi volto preoccupato verso la porta.

Sento il rumore degli zoccoli sul pavimento di pietra, La Boss sta tornando e il nostro tempo è giunto al termine. A nome di tutta la redazione di Leggere Distopico ti ringrazio per essere venuto a trovarci e del tempo che hai dedicato ai nostri lettori. È stato un onore parlare con te e spero che ci rivedremo presto.

LP- Il piacere è reciproco, grazie della squisita ospitalità!

Lo adoro, sa mentire benissimo.

Delos

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