“The Last Days”: cosa succede quando il Panico paralizza il mondo.

Ci sono tanti modi in cui può finire il mondo: guerra nucleare, catastrofi ambientali, collisioni con asteroidi e pianeti, epidemia zombie… In The Last Days i registi spagnoli David Pastor e Àlex Pastor interpretano in modo nuovo i triti e ritriti stereotipi del genere post-apocalittico. Il tutto arricchito da un buon ritmo narrativo, azione e tensione quanto basta, per ottenere l’attenzione incondizionata dello spettatore, senza mai scadere in spacconate da B-movie. Girato nell’ormai lontano 2013, The Last Days è senz’altro un film intrigante e anticipa in maniera profetica le ansie claustrofobiche dei nostri giorni.

Trama

Un’epidemia sconosciuta contagia molto velocemente tutta l’umanità. Le persone non escono più di casa e si arrabattano come possono con quello che hanno a disposizione per riuscire a sopravvivere. Stiamo parlando del nuovo Lockdown per arginare i contagi del Covid-19? Non proprio, nel mondo di The Last Days la pandemia diffusasi in poco tempo in tutto il globo è chiamata “Panico” ed è una strana forma di agorafobia, ossia paura per gli spazi aperti. Per i contagiati uscire significa provare un terrore così forte da essere presi da capogiro, attacchi epilettici, tachicardia o angina, fino alla morte. Chi contrae il Panico rimane, suo malgrado, bloccato nell’edificio in cui si trova al momento della manifestazione dei primi sintomi. È quello che succede al giovane protagonista, l’ingegnere informatico Marc, che sviluppa la malattia mentre è al lavoro, in un grande ufficio open space tutto vetrate e scrivanie. Il film inizia con uno scorcio breve, ma significativo, della vita nell’ufficio. Sono passati ben due mesi dall’inizio della pandemia e le risorse a disposizione, opportunamente razionate ed equamente spartite tra i colleghi, sono agli sgoccioli. Divisi per turni, tutti lavorano indefessamente nel garage dell’azienda nel tentativo di scavare un passaggio in grado di portare ai tunnel della metro, reticolo di strade sotterranee che coprono tutta l’estensione della città, unico percorso possibile per chi nutre un terrore incondizionato per il “fuori”. I tunnel sono una via di fuga dall’ufficio e rappresentano la speranza di potersi ricongiungere ai propri cari in una situazione in cui cellulari e computer hanno smesso di funzionare da tempo. Per potersi orientare al loro interno, però, serve una buona torcia e un GPS, merce rara in tempi di crisi. È per questo che Marc decide di unirsi all’infido Enrique, responsabile delle risorse umane, il “tagliatore di teste” dell’azienda, un viscido opportunista detentore di un preziosissimo navigatore satellitare. Inizia così un viaggio nel buio del sottosuolo e nelle tenebre ben maggiori dei cuori umani che lo abitano. Una quest difficile che Marc decide di affrontare per ricongiungersi alla propria fidanzata, Julia.

Tra la claustrofobia surreale di El bar e le atmosfere oscure e brutali di 1997 Fuga da New York, The Last Days è un film che, senza dubbio, ha qualcosa da dire al proprio pubblico e ha il pregio di saperlo dire con parole nuove rispetto al vocabolario a cui ci hanno abituato le grandi americanate hollywoodiane. I due fratelli Pastor avevano già dato prova di abilità con la regia del più tradizionale post-apocalittico Carriers e riconfermano le loro qualità anche in questa pellicola dal taglio più innovativo e originale.

Credits: Titolo originale: Los ùltimos dìas. Durata: 100 min. Anno: 2013. Regia: David Pastor, Àlex Pastor.

Chiara Barone

https://youtube.com/watch?v=Ky4T9cIXN5g

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