Recensione: “Le api di vetro” di Ernst Junger.

Le api di vetro, di Ernst Junger, non è il libro che mi aspettavo.
Quando ho iniziato a leggerlo credevo di trovarmi davanti alla storia di un uomo fortemente legato alle sue radici, trasportata in una società futura, un mondo immerso nella distopia creata dall’autore, che poi mi avrebbe svelato la trama. E invece no.
Le api di vetro è il confronto di due menti diverse, contrapposte, sullo sfondo di un trattato fantapolitico.
Non esiste un vero intreccio, ma una lunga riflessione su cosa sia il mondo, e cosa possa diventare grazie allo sviluppo tecnologico.

Chi ci parla è il protagonista, Richard, una persona estremamente impegnata nel cercare il bandolo della matassa della sua vita, ma incapace di fare un passo in avanti senza provare timore. E questa paura si amplifica smodatamente quando, alla disperata ricerca di un lavoro, la miglior proposta possibile arriva dalla fabbrica di automi di Giacomo Zapparoni, l’uomo che incarna l’esatto contrario del nostro narratore.
Zapparoni è un inventore, un visionario, un ricco sognatore, invecchiato solo nel proprio aspetto, che avanza senza mai volgere lo sguardo alle sue spalle.

Quindi? A cosa porta l’incontro tra due anime tanto diverse e potenzialmente nemiche?
A voi la deduzione.
Perché in buona sostanza Richard analizza ogni aspetto, ogni frase, ogni spicchio di nuova realtà che gli si para davanti, e lo fa usando il suo passato e le sue memorie come pietra di paragone.
Non comprende appieno Zapparoni, il suo essere creatore di perché, troppo lontano da lui, ma lo ammira, spaventato, indeciso se tendere la mano verso il nuovo o rimanere arroccato nei suoi ricordi.

In buona sostanza, Le api di vetro è un libro che pone l’etica personale al centro del racconto, oltre la trama, oltre il dialogo.
E suscita riflessioni che, spesso, non abbiamo più tempo di fare.

Michela

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *