Recensione: Altered Carbon – GDR

Ebbene sì, grazie a Raven Distribution arriva in Italia il gioco di ruolo di Altered Carbon. Nella recensione userò alcune immagini prese da internet (versione americana) perché le foto che ho fatto al manuale originale facevano schifo ;_;

Il gioco di ruolo ha come ispirazione visiva l’omonima serie Netflix tratta dai romanzi di Richard Morgan e trasporta i giocatori in un futuro oscuro, corrotto e privo del naturale ciclo della vita.

Nell’universo narrativo di Altered Carbon la morte non fa più paura. Le persone possono digitalizzare tutta la loro coscienza in un datadisk inserito alla base del cranio, una sorta di memoria estraibile che può essere spostata da un corpo a un altro. Un dettaglio che, nella sua semplicità, riscrive completamente le regole della vita e sposta di molto l’asticella delle possibilità offerte dalla tecnologia.

Se si deve viaggiare dalla Terra a una colona spaziale non è necessario spostare fisicamente il corpo del passeggero, si può semplicemente inviare i dati della sua Pila Corticale (il datadisk che accennavo prima) e inserirli in un nuovo corpo. Un trasferimento, almeno dal punto di vista del passeggero, istantaneo. Questo perché, una volta estratta la Pila dal corpo, il tempo percepito dalla coscienza digitale I.D.U. (Immagazzinamento Digitale Umano) si ferma e riprende a scorrere solo dopo essere stato reinserito in un corpo ospite. In questo modo il tempo smette di esistere, e con esso anche la paura della morte… almeno per chi può permettersi dei corpi di ricambio, che siano essi organici o sintetici.

Ovviamente questi privilegi costano e il divario tra ricchi e poveri è incolmabile. I Mat (i Matusalemme, ovvero i ricchissimi per possono permettersi di vivere in eterno sostituendo continuamente i corpi) dominano una moltitudine di persone alla ricerca disperata di opportunità e, ormai privati della paura della morte, hanno lasciato che il mondo degradasse fino a diventare un’enorme conglomerato di delinquenza e decadenza.

Su questa base si sviluppa il GDR e porta i giocatori a vivere le loro prime avventure. Nel cofanetto, oltre al ricco manuale base, sono presenti anche lo schermo del master e lo scenario introduttivo: Bay City Confidential – Suicidio di Carriera. Uno starter pack che spiega le regole, mostra lo scenario e fornisce le ambientazioni per le prime storie.

MECCANICA DEL GIOCO

Il taglio del gioco è narrativo/investigativo. Non è un GDR in cui ci si arma con qualsiasi cosa ci sia in giro e si ammazza tutto quello che si muove. I personaggi hanno decine di abilità e di skills che, in parte, dipendono dalla coscienza del PG e in parte dal corpo ospite.

Le possibilità offerte dall’ambientazione e dalla Pila corticale. Provate a immaginare quante strade si possono percorrere e quante opportunità avranno davanti i PG e il Master. Dal furto del corpo, a cambi improvvisi di stazza, sesso o età. Per non parlare dello spionaggio, della parte avventurosa e di trasferimenti istantanei in colonie di ogni genere. L’interpretazione è, a mio avviso, la più grande opportunità di questo GDR.

Il gioco è “sottrattivo”, il che significa che, a differenza del classico DnD dove tutto si somma, qui bisogna fare esattamente il contrario. Una grande difficoltà equivale a un punteggio basso sotto cui bisogna stare con il lancio dei dadi. Esempio: Dovete trovare un indizio nascosto molto bene. La difficoltà è di 2, ovvero dovete tirare un dado e fare 1 o 2 per riuscirci. Se il vostro personaggio ha un’abilità di investigazione bassissima tirerà un d12 (dado più alto nel gioco), se invece è un investigatore provetto (e ha lavorato per incrementare questa abilità) può tirare un d4. Ovviamente, con il d12 si hanno solo 2 possibilità su 12 di riuscire, mentre con il d4 le possibilità sono del 50%. E a questo vanno aggiunti o sottratti i vari bonus.

COSA NON MI HA CONVINTO

Alcune cose non mi hanno convinto completamente durante le prime ore di gioco. In primis la simbologia e la poca immediatezza delle icone. Il manuale è pieno di icone di ogni genere che semplificano concetti, statistiche, tecnologia etc… un sistema visivo efficiente, ma che necessita tempo per impratichirsi e memorizzare almeno quelle più significative.

I combattimenti, gestiti normalmente su griglia, risultano lenti e vagamente meccanici. Rispetto alle opportunità del gioco sembrano meno fluidi e piuttosto lenti. Nulla di grave, ma vista la tecnologia in gioco, mi aspettavo scambi veloci. Soprattutto se si inizia a mescolare personaggi umani, cyborg, sintetici e IA.

CONCLUSIONI

Trovo il GDR molto interessante. Forse un po’ complesso per alcune dinamiche e poco accogliente per chi arriva da GDR più classici, ma di grande interesse per chi ama la serie Netflix o per chi vuole avventure basate sull’interpretazione. La qualità del prodotto è ottima e per quello che costa è anche un bel regalo.

A presto

Delos

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