Recensione: “XXI Secolo” di Paolo Zardi

Buongiorno amici e bentornati.

Il caso, travestito da Boss in pareo vacanziero, mi ha consegnato tra le mani questo romanzo carico di aspettative e impreziosito dalla candidatura al Premio Strega 2015. Un vero tesoro per la narrativa distopica.

XXI Secolo” di Paolo Zardi.

TRAMA

In un imprecisato futuro del ventunesimo secolo, un uomo percorre le strade di un’Europa assediata dalla crisi e dalla povertà. Vende depuratori d’acqua porta a porta fissando appuntamenti da desolati centri commerciali. Ogni giorno svolge il proprio lavoro con dedizione e rigore avendo come unica ragione di vita sua moglie e i suoi due figli. Che sia un’intera società ad essersi illusa o un singolo individuo, la forza d’urto di una certezza che crolla dipende da ciò che si è costruito sopra.
Guardando dritto negli occhi un Occidente in declino, Paolo Zardi racconta il tentativo struggente di un marito di capire quali verità possano nascondersi sotto le macerie delle proprie certezze, lo sforzo commovente di un padre di proteggere la sua famiglia quando tutto sembra franare.

RECENSIONE

Quando ho chiuso il libro avevo in mente solo una parola: angosciante. Quel tipo di sensazione che ti viene quando ti svegli con il mal di testa, ti finisce il dentifricio, trovi tutti i semafori rossi mentre vai al lavoro e prima delle 8.00 del mattino sai già come andrà la giornata.

In un futuro non molto lontano l’Europa è in ginocchio per una crisi economica che ha abbattuto la soglia di benessere comune. In Italia le persone vivono al limite della povertà, hanno perso la possibilità di crescere e sopravvivono barcamenandosi come nei primi anni del dopoguerra. I comuni sono falliti, i servizi di pubblica utilità sono interrotti, i cittadini si ammalano e il sole non spunta mai oltre la coltre di nubi che riversano incessantemente pioggia.

In questo scenario grigio si muove un protagonista senza nome, non lo scopriremo mai durante la lettura, un uomo più grigio del mondo in cui è costretto a vivere. Un borghese piccolo piccolo che vende depuratori d’acqua costosissimi a famiglie che a stento arrivano a fine mese. Non è cattivo ma ha una famiglia a cui pensare, sa bene che se non vuole essere divorato deve essere lui ad azzannare per primo.

Paolo Zardi proietta il lettore in un mondo distopico molto credibile, avvolge la scena con un manto di pesantezza fin dalle prime pagine in cui Eleonore stramazza a terra davanti a figli. Ci racconta la vita quotidiana di un uomo che con la moglie in coma, che si trova improvvisamente costretto a gestire da solo due figli di sette e tredici anni senza la forza per farlo. Un giorno, dopo l’ennesima giornata angosciante al capezzale della moglie tanto amata, trova il cellulare di Eleonore e scopre le prove di una relazione extraconiugale.

Da quel momento inizia una lunga ricerca per scoprire la verità sulla donna che il protagonista ha sempre amato, idolatrato oltre il credibile, in una lunga narrazione che attraverserà l’animo umano senza molte gentilezze.

Si vede che il romanzo è stato scritto da un italiano, il modo in cui viene gestita la realtà e il concatenamento degli eventi è tipico della narrativa del nostro paese, non ci sono anacronismi anglosassoni o tagli adrenalinici statunitensi, tutto si posa sulle basi della nostra cultura senza bisogno di rubacchiare espedienti esterofili.

Il romanzo è “strano”, è segnato più dalle mancanze che dalle presenze. Il protagonista non ha un nome, la moglie è in coma ma è presente in ogni pagina, la gemella “cattiva” di Eleonore svanisce tra le pagine e il cavallo transgender rimane un emblema inspiegato.

Il romanzo merita la sua nomination al Premio Strega ma non è una lettura semplice. Pur essendo scritto bene scorre lento, racconta i giorni con la cadenza martellante di una campana a morto, ti abbraccia lentamente con una sensazione di disagio che non scomparirà nemmeno all’ultima pagina.

Un ottimo romanzo, che va letto con calma e senza la frenesia di doverlo finire.

A presto

Delos

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