recensione stanotte sfilano cento fantasmi

Recensione “Stanotte sfilano cento fantasmi”

Adattamento del racconto di Xia Jia, “Stanotte sfilano cento fantasmi” è il primo volume della neonata collana Futuresque di Future Fiction.

TRAMA

Stanotte sfilano cento fantasmi - Future Fiction

Ning è un ragazzino che abita in via dei Fantasmi in un Luna Park del futuro. Passa il suo tempo in compagnia di tanti amici strani: spiriti, demoni, animali fantastici e, ovviamente, fantasmi!
Ma chi è davvero Ning? Cosa gli impedisce di fuggire per vedere, oltre ai suoi confini, un nuovo mondo? Per scoprirlo, Ning dovrà confrontarsi con gli spettri del suo stesso passato e con quelli – molto più veri – dell’intera via dei Fantasmi.

RECENSIONE

Ning è un ragazzino che vive nella Via dei fantasmi, un luogo in cui le anime dei defunti sopravvivono imprigionate in corpi robotici. Costrutti che ricordano chi erano in vita, che hanno conservato la loro anima e che guardano a Ning come se fosse l’ultimo essere umano.

Sospeso tra misticismo e conflitti esistenziali, il tempo nella Via dei fantasmi sembra non avere significato. I giorni e le notti sono solo un’alternanza cromatica, gli abitanti popolano l’eternità circondando il giovane protagonista con misteriosa premura. A volte amici, altre volte bambini capricciosi, gli spiriti robotici sembrano sapere molto più di quanto dicano. Loro sanno la verità e non vogliono dirla al ragazzo.

ArtStation - ''Stanotte sfilano cento fantasmi'', G.Ghirelli Caelpher

Servirà il fato, sempre presente in ogni fiaba, per spingere Ning a interrogarsi sulla sua esistenza. Per obbligarlo a scendere nel pozzo in cui la sua mente e il suo cuore hanno nascosto la verità. Un viaggio doloroso verso una consapevolezza che forse il protagonista non voleva ottenere.

L’adattamento dell’opera da parte di Serena Meo fa emergere uno stile narrativo asciutto e introspettivo, che da peso a ogni dialogo e a ogni passaggio. Il tratto spesso di Caelpher da carattere alle tavole, ne irruvidisce i colori pastello per creare uno stile che richiamale pennellate di un guóhuà, la pittura tradzionale cinese.

Notevoli le tavole con gli studi preparatori alla fine del volume, a essere onesto, quelle in bianco e nero forse rendevano maggiormente l’aspetto emotivo dell’opera… ma è solo il mio gusto soggettivo.

Unica pecca? Troppo corto. Forse l’opera meritava qualche tavola in più, una decina di pagine per coinvolgere maggiormente il lettore, per trascinarlo nella Via dei fantasmi.

Leggetelo, sono queste le iniziative di cui il mercato italiano ha bisogno per crescere.

A presto.

Delos

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