recensione ultima cura

Recensione “L’ultima cura” di E. Mandolini

Salve gentaccia distopica e fantascientifica!

Vi va un po’ di horror? Horror che tocca corde distopiche, ovviamente.
Partiamo dalla TRAMA:

TRAMA:

Memoria e raziocinio. Claudia ha sempre creduto che la stabilità di una persona si fondasse su questi due elementi.
L’idea di perdere il controllo della propria mente e dei ricordi, la terrorizza. Eppure, è proprio quello che le sta accadendo. Scrittrice di romanzi thriller e horror, la giovane donna ha cominciato a soffrire di ripetuti e violenti attacchi epilettici e ormai ha perso il controllo della propria vita.
Decisa a capire i perché della sua malattia, si affida alle cure del Dottor Mereu, primario di Neurologia dell’ospedale Sant’Anna di Roma. Tra i corridoi di questa struttura, le condizioni mentali di Claudia peggiorano.
Cosa le sta accadendo? Davvero non può più fidarsi di se stessa? Dei suoi sensi? Claudia cercherà le risposte alle tante domande, scavando nella sua mente e inoltrandosi tra i reparti dell’ospedale, trovando solo altri dubbi e interrogativi.

RECENSIONE:

Okay, non posso parlarvi della distopia che sta alla base di questa storia, perché rischierei uno spoiler enorme. Fidatevi, c’è, ma la scoprirete nel finale. E partirei da questo per parlare di questo romanzo, contravvenendo a tutti gli insegnamenti possibili.
Il finale è inaspettato e aspettato allo stesso tempo, un’impresa molto ardua per uno scrittore. Mandolini ha saputo tenere sulle spine il lettore e dargli i giusti indizi per farsi un’idea, per poi mostrargli il vero traguardo verso il quale si stava lanciando.

La scelta del punto di vista in prima persona, narrato al presente, aiuta a farsi le giuste domande.

Claudia, la protagonista, si ritrova in ospedale per ripetute crisi epilettiche. La sua memoria non è del tutto stabile, ha qualche flash sul proprio passato, ma soprattutto sensi di colpa e altri sentimenti che non riesce a spiegarsi, poiché sembrano appartenere a un tempo che lei non ricorda più. Si muoverà quindi tra i personaggi e tra i corridoi dell’ospedale, mossa dalla curiosità e dalla voglia di capire cosa stia succedendo nella sua testa e nell’intero edificio. Come scritto anche nella presentazione sopra, non troverà risposte, ma altre domande.

L’oblio è diventato seducente. Quasi una necessità imprescindibile.

Forse avrei gradito che i personaggi fossero un filino più rimarcati, ma non mancano certo di una loro personalità. Sono persone reali, si muovono con coerenza. La scelta di narrare in prima persona solo dal punto di vista di Claudia forse ha un po’ penalizzato gli altri personaggi. Ripeto però, in realtà funzionano a meraviglia.

Lo stile è scorrevole e senza troppi fronzoli. Qualche volta il lettore può imbattersi in certe riflessioni, tutte doverose in realtà, strettamente legate alla trama del romanzo. La protagonista si fa qualche domanda di troppo, ma questo rientra pienamente nel suo carattere.

Diversi messaggi e concetti possono essere letti tra le righe, le tematiche affrontate sono ovviamente quelle legate alla memoria, alla persona che ognuno di noi era in passato, alla ricerca di se stessi. Ma ci sono anche tematiche minori che subentrano tra una cosa e l’altra, come l’amicizia, l’amore, l’affetto per un bambini, e, soprattutto, affrontare di petto le proprie paure. Non vi dico le tematiche affrontate nel finale, ho detto prima il perché. Viene classificato come horror e sono d’accorso con questa etichetta. Ci sono naturalmente anche i tratti del thriller e, una volta abbracciata la storia nella sua completezza, distinguiamo anche la distopia.

Lettura piacevole e opinione prevalentemente positiva.

Alex Coman

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