Urania Story – Il clandestino dell’astronave di Lester Del Rey

Dieci giorni dopo la pubblicazione del primo romanzo di Urania, il 20 ottobre 1952, uscì il secondo, Lester Del Rey, Il clandestino dell’Astronave (Marooned on Mars, traduzione in italiano di Franca Molo, copertina di Curt Caesar). Per tutta l’annata 1952/53 i nostri padri e nonni ebbero il privilegio di due romanzi Urania al mese e la rivista Urania, anch’essa con romanzi, racconti, approfondimenti e la posta per i lettori, una volta al mese. I romanzi di Urania, invece, uscivano, come indicato sulle copertine, il 10 e il 20. Con un programma così si sono formate generazioni di lettori e autori. Bei tempi andati di cui si sente la mancanza anche in tempi di super stimoli sensoriali, pubblicazioni immediate e un’offerta libraria che per quantità spaventa e per qualità… anche.

L’autore e l’opera

Il romanzo di Lester Del Rey (statunitense, 1915-1993) eclettica figura di poligrafo e autore di fantasy, fantascienza, pulp, offre un romanzo di formazione venato d’ironia e nostalgia. Un’avventura sette-ottocentesca con un giovane coraggioso e intrepido che s’imbarca su un’astronave – al posto della solita nave che percorre i mari tropicali – e subisce le peripezie e le disavventure assieme all’equipaggio di esperti navigatori, ingegneri, capitani coraggiosi. Notevole, pur nella linearità e semplicità della trama, è il tentativo dell’autore di risvegliare nei giovani lettori – evidentissimo pubblico ideale del romanzo – un autentico e profondo interesse per la scienza e gli studi con inserzioni ad arte di brani di tipo divulgativo sulla navigazione interplanetaria, la luce, la gravità e altre informazioni scientifiche.

Commento e impressioni

Curiosa la scelta editoriale di concentrare l’attenzione del lettore italiano sull’astronave e quindi sul viaggio interplanetario e non, come nell’originale, sull’avaria che fa correre il rischio all’equipaggio di restare su Marte.
La parte più avvincente del romanzo, e sicuramente ancora interessante per il lettore di oggi rispetto a quello di settant’anni fa, è la descrizione degli abitanti di Marte e le loro interazioni con l’equipaggio terreste, in particolare con il giovane ‘clandestino’ Chuck, fra le pagine migliori del romanzo si trovano infatti le scene ambientate nelle caverne e attorno alla comunità marziana in difficoltà. Il finale non poteva che essere lieto e rassicurante, addirittura prototipico di una certa cultura americana del periodo: “Dopo quel ritorno ci sarebbero stati altri viaggi e al prossimo viaggio non ci sarebbero stati intoppi. Ora Chuck era un uomo e aveva esperienza. Ed era certo che un giorno sarebbe tornato su Marte.”
Completano il volume la seconda puntata del romanzo Oltre l’invisibile di Clifford D. Simak e tre pagine di divulgazione scientifica sui ‘Continenti perduti’ (interessantissime le pagine su Lemuria!)

A presto!

Roberto Risso

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