Recensione Sono fame di Natalia Guerrieri

Bentrovati amanti della distopia e della fantascienza! Oggi, si parla di un libro che di fantascientifico non ha nulla né, stricto sensu, di distopico, ma che è talmente bello e memorabile che gli amanti della letteratura non possono non leggere. La distopia, nella vicenda della protagonista e dei personaggi, consiste nella descrizione della realtà odierna, senza l’uso di fantasia, ma con un sapiente utilizzo dell’osservazione delle dinamiche interpersonali, professionali, affettive e di coesistenza di tutti i giorni.

TRAMA

Nella capitale tentacolare, insaziabile catalizzatrice delle logiche della prevaricazione, le “rondini” schizzano da una zona all’altra per portare ogni genere di cibo ai clienti che aspettano affamati dietro porte socchiuse. Chiara è una di loro: le sue giornate sono scandite da una chat sempre attiva attraverso cui ogni suo gesto viene monitorato, le sue ali sono braccia smagrite che la portano in appartamenti asfittici, loculi semibui, esponendola a situazioni paradossali e a tratti surreali. In attesa di un impiego migliore, fra rapporti incompiuti, simbiosi malsane ed echi del suo passato, si piega a uno sfruttamento continuo della sua psiche e del suo corpo, finché alcune rondini non iniziano a scomparire, divorate dalla famelica città. Attraverso una scrittura tagliente e immagini grottesche, “Sono fame” fa a pezzi la realtà che conosciamo per ripresentarla con un aspetto inconsueto e straniante.

RECENSIONE

Una rodine nella Capitale: la vicenda


La storia è narrata in prima persona dalla protagonista che si sposta da una non precisata località di provincia e una non precisata Capitale per realizzarsi sul lavoro e per allontanarsi dalla madre e dalla sorella handicappata. Si trova a condividere una casa di periferia con una varia umanità di coinquilini e lavora per una disumanizzante ditta che consegna cibo a domicilio. È laureata in filosofia si aggiorna e cerca di pubblicare un saggio in rivista. Numerose sono le vicissitudini, non tutte prevedibili, di questa vicenda che pur incentrata su tòpoi della contemporaneità come la disumanizzazione nelle grandi città, il precariato e lo sfruttamento del lavoro, le difficoltà dei rapporti umani e professionali, si sviluppa con magistrale controllo e trovate non scontate.

Con uno stile asciutto e allo stesso tempo evocatore, il romanzo segue le vite dei personaggi in un crescendo di tensione e di eventi che, pur non avendo nulla di distopico, rappresentano, e molto bene, la distopia del quotidiano che esiste oggi in un qualsiasi paese dove vige un sistema capitalistico avanzato.


Cosa ne penso?


Notevole il ritmo della narrazione, l’uso di dettagli e peculiarità, la voce autoriale è sapiente, l’editing impeccabile, la veste grafica gradevole e professionale

A mio parere di lettore, un prodotto notevole, che soddisferà il lettore esigente come quello che ama l’azione ma anche personaggi ben delineati e non appiattiti nello stereotipo.

Ho amato ogni pagina di questo romanzo e, se continua così, l’autrice si farà strada in un mercato editoriale che spesso è ben lungi dal fornire prodotti di qualità.


Una curiosità: la protagonista filosofa che vive adattandosi a un lavoro di semi-schiavitù mi ha fatto tornare alla memoria un film di tanti anni fa di Paolo Virzì, Tutta la vita davanti (2008). Un bel film, come questo è un bel libro, entrambi incentrati su una realtà tutt’altro che bella e ‘distopica’ senza bisogno di effetti speciali.

Alla prossima!

Roberto


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