Recensione Whope di Salvatore Sanfilippo

Quando ho preso in mano questo libro l’ho guardato con stupore e con un misto d’interesse. Non riuscivo a credere che Laurana si fosse lanciata nella fantascienza.

TRAMA

Fine del XXI secolo. L’intelligenza artificiale forte è vietata da vent’anni, ma ora i cambiamenti climatici sono inarrestabili, la civiltà in pericolo. Asako e Michel, due esperti di intelligenza artificiale, fanno gli ultimi controlli prima dell’avvio del progetto Wohpe: l’enorme rete neurale a cui porre le domande decisive. Sarà la salvezza o la fine di tutto?

RECENSIONE

Futuro, un secolo avanti a noi. L’intelligenza artificiale forte, quella vera, quella che realmente pensa e ragione autonomamente, che di fatto determina l’esistenza di una creatura senziente, è vietata da vent’anni a causa di un incidente che ha spaventato gli esseri umani. Nulla di grave, niente di eccessivo, ma nella sua piccolezza capace di mostrare i limiti del voler giocare a fare Dio.

Per oltre un ventennio l’umanità e i governi rispettano questa decisone, fino al giorno in cui la disperazione non li porta a violare il divieto. Una sola eccezione, un sistema scollegato dalla rete per chiedere aiuto a una super IA. Il clima è cambiato, le risorse sono terminate e nessuno sa come salvare il pianeta dalla piaga umana.

Wohpe potrebbe essere la risposta, ma le paure viaggiano assieme alla speranza.

Salvatore Sanfilippo ha scritto un testo fantascientifico sociale, una storia senza azione, senza effetti speciali e drammi da “last action hero”. Ha delineato un futuro credibile, forse anche troppo, e ci ha riversato le paure del presente come un navigato autore distopico.

La storia si vive attraverso la quotidianità di Asako e Michel. Il lavoro, i loro pensieri, e qualche frammento di vita personale sono la struttura narrativa dell’intero romanzo. Ed e grazie a loro se ci si addentra nel dilemma etico che è alla base del testo, se si ha la possibilità di interrogarsi sul significato della vita e del destino.

Il romanzo si basa su un’idea narrativa “nota”. Durante la lettura si possono notare molti richiami ispirati a opere già note, che non vi dico per non fare spoiler, ma sono ben gestiti e sembrano addirittura spontanei. Come se l’autore avesse voluto rendere omaggio a ciò che conosce/apprezza, ma senza scivolare nell’errore di ricalcarne le orme. Ha saputo dare un suo punto di vista alla narrazione e l’ha arricchita con dettagli precisi e raramente superflui.

Lo stile è pulito, e la leggibilità è più che buona. La seconda metà del romanzo risente dei richiami, almeno per un vecchio nerd come me, e perde un po’ di slancio verso il colpo di scena finale.

Nel complesso ho apprezzato il romanzo e lo ritengo un testo intelligente. Avrei voluto un pizzico più di brio, di velocità, ma i temi trattati e l’accuratezza con cui vengono fatti scivolare nella narrazione compensano questa piccola pecca (gusto personale).

Consigliato, testo attuale e alla portata di tutti.

E se vi piace l’idea di tuffarvi tra le sinapsi di un’intelligenza artificiale, vi consiglio Cecità Bianca di Ilaria Pasqua, di cui trovate la recensione a questo link.

A presto

Delos

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