Recensione Organica di Laura Marinelli

Ruth è una ragazza madre che vive in una città tenuta sotto scacco da due forze che ne regolano ogni aspetto: una è il Go, l’ente governativo che gestisce la produttività degli abitanti; l’altra, ben più subdola, è la Jester, ovvero la società che si occupa del marketing e della promozione dei prodotti. Se bisogna produrre, bisogna infatti consumare, e chiunque lo fa ormai ciecamente. Ruth è una lavoratrice speciale, un’addetta alla fornitura di materiale organico. La Nuova Banconota, denaro ma al tempo stesso prodotto, è infatti realizzata a partire da residui umani. Mentre assistiamo alla lenta discesa di Ruth e al suo annullamento come individuo, Laura Marinelli ci racconta a margine quali altre vite si sono esaurite a causa di burocrazie kafkiane e mercificazione infinita.

Avvicinati, ti faccio vedere. Ti mostro cosa ti capita se: Non paghi le bollette. Ti ribelli agli agenti che fanno irruzione. Non ce la fai a sostentarti. Una volta avviato alla carriera professionale ti fai bocciare agli esami. Ti faccio vedere cosa accade ai tuoi figli se non li riscatti entro i due anni di affidamento all’Utero. E poi quello che ti succede a sessant’anni già lo sai.”

RECENSIONE Organica

In Organica di Laura Marinelli (Mosca Bianca Edizioni) ogni cittadino è costretto a lasciare il nido familiare all’età di 16 anni e a intraprendere il mestiere suggerito dal Go, l’ente governativo. Ognuno deve farcela da solo, con le proprie forze. Non è consentita l’elemosina né qualsiasi altro tipo di aiuto. Pena l’esilio o, addirittura, la morte. In dotazione per tutti, oltre a un appartamento essenziale dove vivere, c’è il Cluster, la televisione che manda in onda pubblicità su pubblicità a tutte le ore.

Per Ruth il Go ha scelto il mestiere di raccoglitrice per la Zecca. Il suo scopo è mettere insieme materiale organico, di qualsiasi tipo, per la creazione della Nuova Banconota. Tutto è ben accetto: peli, capelli, sudore, latte materno, feci e urina. Sperma. Tutto viene accuratamente pesato, valutato e pagato con il denaro che verrà usato per comprare i fantastici prodotti sponsorizzati dal Cluster: Formulat Super, Slurprotein, Smaltrox NeroColato e chi più ne ha più ne metta.

Formulat Super farà sani e forti i vostri bambini.

Da lettori seguiamo la giornata tipo di Ruth ma anche quelle del piccolo Teddy Him, Tender e Patri, Bastian e Lilli. Nessuno è al sicuro. Ogni personaggio è imprigionato nel proprio ruolo sociale. Non importa quale lavoro il Go abbia scelto per lui, ogni mestiere è una gabbia dorata in cui ognuno dei personaggi si dibatte, senza avere più la forza di evadere. I quartieri – Madebrain, Madehand, Madehealth, Madeshop – hanno contenuta nel proprio nome la funzione a cui i loro abitanti sono stati preposti. Vivere è una corsa per riuscire ad accaparrarsi le risorse necessarie per tirare avanti un’altra settimana. E comprare i prodotti indorati dagli spot pubblicitari. Per poi ricominciare. Ancora e ancora.

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Il mondo di Organica è una visione estrema della società capitalista. Una rigida struttura ad alveare per promuovere un efficientismo che premia il consumo e travolge qualsiasi altro valore. L’amore, l’amicizia, l’affetto filiale.

Laura Marinelli ci fa vivere con i suoi personaggi. Ci accompagna nelle loro case, ci fa percorrere insieme a loro le strade del Madehand e Madeshop. Sentiamo sulla nostra pelle l’angoscia di una struttura sociale che non concede alcuna libertà, solo una lista infinita di desideri indotti.

In questo affastellarsi di storie l’unica cosa di cui si potrebbe sentire la mancanza è la presenza di una trama vera e propria. Una direzione, una vicenda con un inizio, uno sviluppo e una fine. Siamo invece chiusi nella circolarità delle vite di Ruth e degli altri personaggi che ci calano sempre di più nel mondo immaginato dall’autrice senza uscire mai dai loro binari.

Per questa ragione, mentre leggevo il romanzo di Laura Marinelli, ricordavo Il Racconto dell’Ancella di Margaret Atwood. Lì come in Organica la narrazione, in fondo, non ci porta da nessuna parte, e proprio in questo girare a vuoto troviamo la sofferenza esistenziale dei protagonisti e le atmosfere opprimenti di una società diversa dalla nostra sì, ma per quanto ancora? Una bella lettura che lascia un po’ affamati sul finale. Voglia di averne ancora, di saperne di più.

Ki Ba

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