Recensione: Klaus di Andrea Friggeri e Alessandro Bassi

Un ucronico sorprendente, accurato, che riscrive la storia attraverso la fantascienza. Un testo edito da Graphofeel, una casa editrice che cura molto bene i testi e che riesce a mescolare bene intrattenimento e approfondimenti.

TRAMA

A cavallo tra la Vienna del 1909, teatro dell’imminente ascesa di Hitler e la Berlino del 2018, l’affascinante e surreale vicenda che ha per protagonista Klaus Meyer e un misterioso avatar contemporaneo. Al centro della storia un manufatto antichissimo: Klaus, in modo casuale, scopre che si tratta di una sorta di macchina con la quale è possibile fare in modo che degli oggetti tornino indietro nel tempo. Il ritrovamento del misterioso ordigno e il suo uso da parte di Klaus innescheranno una serie di eventi che condurranno al più inaspettato dei finali.

RECENSIONE Klaus

Trattandosi di un ucronico con le siluette di quattro Adolf Hitler stilizzate in copertina, direi che è abbastanza semplice intuire di cosa parla e qual è lo sviluppo storico divergente dalla realtà. Anzi, ora che riguardo l’illustrazione, devo ammettere che contiene indizi molto accurati della storia. Non è un’immagine casuale, ogni elemento ha un senso specifico e richiama i punti principali della storia. Direi che è un bell’esempio (a prescindere dal gusto estetico) di come una copertina dovrebbe saper raccontare il testo a cui è abbinata.

La storia si svolge su due piani temporali. Uno passato, che ci mostra un giovane Adolf Hitler ancora inconsapevole del destino che lo attende, e uno presente in cui Kalus è uno dei protagonisti. La parte del passato è una narrazione, romanzata, della storia del dittatore tedesco che solo a un certo punto prende la svolta che cambierà per sempre il futuro dell’Europa. Mentre la parte presente è frammentata tra diversi anni e differenti protagonisti, apparentemente sconnessi, ma che poi si ritroveranno tutti sull’unica strada della trama portante.

Il testo è ben scritto, è scorrevole e la storia riesce a tenere sempre alta l’attenzione. Fin dalle prime pagine le aspettative sono alte. Ci si rende conto di avere tra le mani un testo in cui non ci sono molte libertà artistiche, in cui tutti i dettagli, soprattutto quelli fuori posto, hanno o avranno un senso con il progredire della storia. Andrea Friggeri e Alessandro Bassi hanno fatto un lavoro di ricerca molto accurato e lo hanno riscritto in maniera impeccabile. Sono riusciti a rendere interessante la narrazione storica pur senza arricchirla con le loro emozioni personali.

Quando si parla di ucronici, specialmente per quel che riguarda gli eventi della Seconda Guerra Mondiale, molti autori tendono a inserire nel narrato elementi di contorno per rafforzare la loro idea sull’argomento: aumentando il carico emotivo del lettore, che è sempre una buona cosa, ma rischiando di romanzare troppo le figure storiche coinvolte. In questo caso invece, la quasi totale neutralità del narrato, in cui non si fatica a percepire l’idea personale degli autori, rende il testo ancora più inquietante e al contempo “credibile”.

I dettagli sono precisi, accurati e mai sovrabbondanti. Il narrato si concentra sui personaggi ma non per questo viene a mancare la percezione dell’ambientazione. L’effetto Sliding Doors è ben percepibile e il dipanarsi della trama, attraverso un crescendo di colpi di scena. riesce a mantenere sempre alta l’attenzione.

Un ottimo testo. Non lo definirei perfetto, sia perché la perfezione non esiste, sia perché ci sono alcune cose che non mi hanno convinto completamente, ma nel complesso lo consiglio.

E se vi piace questo genere di storie, provate anche a dare un’occhiata a Neun.

A presto.

Delos

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