Recensione: Il futuro dell’umanità di Michio Kaku

Asteroidi vaganti, cambiamenti climatici, sovrappopolazione: il nostro pianeta non è sicuro come sembra. In un futuro non troppo lontano l’umanità potrebbe essere costretta ad abbandonarlo e a colonizzare lo spazio, partendo dalla Luna e dal sistema solare per poi spingersi verso le stelle e le galassie, fin oltre i confini dell’universo conosciuto. E anche senza la minaccia di una catastrofe incombente basterà la nostra innata curiosità a spingerci verso nuovi orizzonti: grazie agli sviluppi sempre più rapidi della robotica, della biotecnologia e delle nanotecnologie saremo in grado di fondare città autosufficienti su pianeti distanti anni luce, costruire razzi come l’Enterprise di Star Trek o il Millennium Falcon di Star Wars, a energia nucleare o ad antimateria, utilizzare i buchi neri come scorciatoie per esplorare universi paralleli. Creeremo automi autoreplicanti e intelligenti che svolgeranno per noi i lavori più pesanti e rischiosi, modificheremo la nostra struttura corporea per adattarla ad atmosfere a noi incompatibili e forse, un giorno, potremo fare a meno dei nostri corpi per spostarci nel cosmo sotto forma di pura coscienza, alla velocità della luce, realizzando il sogno più antico della nostra specie: l’immortalità. Tra una partita di football marziano e un ipotetico incontro con alieni ipertecnologici, Michio Kaku accompagna il lettore nel viaggio che porterà l’umanità oltre i confini dello spazio e del tempo, rendendola finalmente una specie multiplanetaria, multigalattica e multidimensionale.

RECENSIONE

Michio Kaku è un fisico americano specialista in Teoria delle Stringhe ma è soprattutto un grande divulgatore. I suoi libri sono tradotti in tutto il mondo.

In quest’opera del 2018 “Il futuro dell’umanità. Dalla vita su Marte all’immortalità, così la scienza cambia il nostro destino”, sostiene una tesi molto radicale che può essere riassunta così: “La vita è troppo preziosa per essere custodita su un singolo pianeta alla mercé di tante minacce cosmiche.”


Apocalissi climatiche, glaciazioni, impatto di asteroidi, ecc. la Terra è destinata comunque alla distruzione. L’unica possibilità è avere un piano B: la migrazione su altri mondi.


Solo nella nostra galassia potrebbero esserci 20 miliardi di pianeti in orbita intorno al proprio sole, come la Terra, e fra questi molti potrebbero presentare e condizioni giuste, temperatura, gravità, atmosfera per una vita umana.
La luna, invece, secondo l’autore è poco appetibile perché ha la stessa conformazione della Terra, ed è troppo vicina ad essa. Diventerà piuttosto un hub per i viaggi spaziali, anche in considerazione della ridotta gravità che facilita la partenza dei razzi.
La zona degli asteroidi è più interessante perché sono ricchi di minerali rari.
Ma la vera sfida è quella lanciata da Elon Musk e ripresa da altri: Marte. Certo, restano molti problemi tecnici ancora irrisolti: 9 mesi di viaggio, le radiazioni, le micro meteoriti, l’assenza di atmosfera…


In generale, secondo Michio Kaku l’obiettivo dovrebbe essere quello di rendere l’umanità una specie multiplanetaria.
La terraformazione di Marte sarà l’obiettivo del XXII secolo. Molte possibilità ci sono anche rispetto alla luna di Giove, Europa e a Titano che orbita intorno a Saturno.
Chiave per l’edificazione di basi spaziali su altri pianeti sarà l’uso del grafene e dei robot, e quindi della Intelligenza Artificiale.


L’autore a questo punto spazia liberamente intorno alle ipotesi scientifiche relative alla costruzione di astronavi capaci di lunghi viaggi a velocità vicine a quella della luce, sfruttando vele laser, vele solari, motori a ioni, razzi a fusione, ad antimateria, a curvatura. Scienza e fantascienza in questo campo sembrano farsi concorrenza.
Kaku espone le scoperte più recenti in merito a possibili pianeti su cui vi siano già forme di vita. E affronta il complesso problema della durata dei viaggi spaziali che impone varie possibili soluzioni: congelamento, astronavi multi generazionali, uso di cloni o di Intelligenze Artificiali, perfino di uomini resi immortali. Scivola così nella tesi del trans umanesimo: potenziare artificialmente l’organismo umano.
D’altra parte la ricerca di forme di vita extraterrestri finora ha fallito l’obiettivo e l’autore sembra perfino scettico sulla possibilità che l’uomo possa incontrare davvero altre specie.
Tuttavia non vede altra possibilità per immaginare una sopravvivenza a lungo termine del genere umano. E non esclude una ipotesi che riprende da un celebre racconto di Asimov, quella di “esseri di pura energia che possono teletrasportarsi da un capo all’altro della galassia sotto forma di pura coscienza.”
Una lettura divertente e interessante, come si può capire, a patto di affrontarla con lo spirito del lettore di fantascienza più che con quello dello scienziato. Ma ormai il confine appare sempre più incerto.

STEFANO ZAMPIERI

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