Recensione e ricetta Seth di Laura Fiamenghi

Buongiorno Distopici! Oggi sono qui per presentarvi la recensione di un libro che ho apprezzato molto ma vi avverto: le mie recensioni non sono proprio convenzionali. Infatti ai libri che leggo mi piace sempre associare una ricetta, un piatto, qualcosa di culinario che in qualche modo rappresenti i personaggi e la trama. Ma bando alle ciance e passiamo ai fatti, Seth è il primo libro di una serie fantasy scritta da quattro autrici italiane, i cui libri sono stati per settimane in cima alle classifiche di Amazon nella loro categoria. Da questo libro potete aspettarvi: caos, distruzione e tanta tanta irruenza.

TRAMA DI SETH

Seth, signore del Caos, dio dell’Ira e della Guerra, il più temuto e odiato tra gli dèi egizi, tanto da essere confinato nell’Oltretomba dai suoi stessi fratelli, lì dove ogni notte da millenni combatte contro Apopi, il mostro ancestrale. Una minaccia ben peggiore incombe però sul regno dei mortali e Seth viene liberato per fare ciò che gli viene meglio: uccidere mostri.
Soledad sa bene cosa sia la paura. Da tre anni ci convive dalla parte sbagliata della canna di un fucile, prigioniera in un campo di lavoro del Cartello in Messico. Nulla però l’ha mai terrorizzata come la vista dell’individuo che stermina i suoi carcerieri e si proclama suo nuovo padrone. Lui è terrore, non è umano, è qualcos’altro… un dio dallo sguardo rosso che la trascinerà con sé a caccia di mostri e alla ricerca di un modo per scongiurare la fine del mondo.
Due individui a cui la libertà è stata negata riusciranno a compiere una Profezia che non si piega alle leggi del Caos?

«Non dovevo temere dei mostri, quando c’era l’essere più mostruoso di tutti a proteggermi.»

Soledad, detta Anuit
RECENSIONE DI SETH

Quando le autrici mi hanno presentato per la prima volta il progetto di questa serie avevo l’acquolina in bocca. 4 campioni divini, 4 eroi pronti a salvare il mondo, cosa può esserci di meglio? Eppure sono comunque riuscite a sorprendermi in ognuno dei loro volumi. La realtà come la conosciamo oggi è sull’orlo del baratro, ci sono mostri orrendi che scorrazzano ovunque, pronti a sterminare e uccidere chiunque trovino sulla loro strada. Ma c’è di peggio perché queste creature mostruose sono solo gli ambasciatori dei Distruttori, esseri potenti provenienti da un’altra oscura dimensione che vogliono solo nutrirsi dell’essenza della Terra. Per questo motivo le divinità di tutte le religioni e Pantheon si decidono a indire un Torneo, uno di quelli epici e spettacolari, volti a trovare 4 eroi pronti a salvare l’umanità.

Il primo di loro è Seth, un dio irriverente e odioso, che per secoli è stato costretto in cattività per alcuni suoi comportamenti non proprio limpidi. Il dio egizio è al di fuori dei canoni convenzionali, fa morire dal ridere ma si fa anche apprezzare allo stesso tempo. Seth non è molto avvezzo alla vita del XXI secolo, si può tranquillamente dire che sia rimasto a una mentalità da Antico Egitto e quindi si ritrova come guida un fastidioso servitore di Horus, il nipote che detesta con tutto se stesso. E non appena mette piede nel mondo umano la prima cosa che decide di fare è prendere un aereo. Immaginatevi questo bestione con scarse doti di pazienza, seduto sulla “macchina alata” per più di 12 ore di volo. Già, non un bel momento per lui. Eppure è così che arriva in Messico, dove ad attenderlo c’è il richiamo di Soledad. Soledad è una ragazza normale, una quasi estetista, che ha trascorso gli ultimi anni della sua vita a lavorare per il Cartello così da ripagare un debito. E finalmente la sua pena è quasi giunta al termine, finalmente riesce a vedere la luce in fondo al tunnel, può quasi immaginare il ritorno dalla sua famiglia. Peccato che qualcosa vada storto perché verrà letteralmente rapita da un dio egizio.

Ciò che rende peculiare questa storia però è una caratteristica di Seth: grande, grosso, cattivo e potente eppure privo degli attributi. Già perché la sua punizione più grande non è stata tanto quella di essere costretto a combattere Apopi tutte le notti, quanto essere privato della sua virilità. Non che questo lo renda meno attraente e sexy, chiariamoci. Ciò che ho apprezzato particolarmente però è stata la scelta dell’autrice di fare comunque un approfondimento psicologico sul tema. Soledad al contrario è una protagonista solare, dolce ma con una tempra da fare invidia all’acciaio. È decisa ma altruista e soprattutto riesce a vedere nel dio del Caos qualcosa che nessun’altro in millenni di storia era riuscito a scorgere, fa uscire la sua bontà e la sua dolcezza. Questi due personaggi sono il classico esempio di come le persone giuste possano tirare fuori il meglio dall’altro.

Altra chicca del libro sono di sicuro le note finali, mai adorato tanto delle note a piè di pagina!

Per questo libro infuocato, avevo bisogno di qualcosa di saporito e bollente, in tutti i sensi. Ecco perché l’amatriciana: il pomodoro un po’ piccante è ovviamente per il dio del Caos e del terrore, il colore mi ricorda i suoi occhi mentre il sapore la sua verve. Il guanciale invece mi fa pensare a Sole, così tenera ma anche peperina. Insieme poi sono semplicemente l’accoppiata perfetta. Certo avrei potuto trovare un piatto messicano che avesse le stesse caratteristiche ma qualcosa nello spirito di lei mi ha ricordato l’Italia e i suoi sapori quindi questo piatto della tradizione romana non poteva che sembrarmi perfetto.

RICETTA

Ingredienti Spaghetti all’amatriciana:

(Dosi per 4 persone circa)

  • 400g di spaghetti
  • 250g di guanciale
  • 500g di salsa di pomodoro
  • Pecorino q.b.
  • Sale e pepe q.b.

Procedimento:

Per prima cosa mettete a bollire l’acqua per la pasta, intanto fate rosolare il guanciale in una padella. Quando sarà diventato croccante e dorato togliete il guanciale dal fuoco e mettetelo da parte, lasciando però il grasso nella stessa pentola a cui andremo ad aggiungere direttamente la salsa di pomodoro, un pizzico di sale e di pepe. Buttate la pasta e lasciate cuocere mentre il sugo andrà a fuoco molto basso.

Quando la pasta è quasi pronta aggiungete metà del guanciale alla salsa così da insaporirla ancora di più. Quello che viene lasciato da parte sarà usato per decorare il piatto. Scolate la pasta e tuffatela nel sughetto appena preparato, aggiungete abbondante pecorino e fate cuocere a fuoco basso ancora per qualche minuto.

A questo punto siete pronti per impiattare: un’abbondante porzione di pasta, qualche cubetto di guanciale, una spolverata di pecorino finale e voilà ecco la vostra pasta all’amatriciana!

Ci vediamo alla prossima ri-censione,

Martina

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