IFD: Prendersi cura.

Un’autrice che stimo molto ha detto che ormai parlare di empatia non ha più lo stesso valore di un tempo.
È una parola che ha perso peso, ha subito la commercializzazione del suo significato, si è lentamente svuotata, ma c’è un concetto che le sopravvive: il prendersi cura. E sto iniziando a chiedermi se ne siamo ancora capaci.

Che la pandemia, la crisi, l’uso predatorio dei social ci stiano mostrando un lato estremo della comunità umana è evidente, ma fino a che punto arriveremo a spingerci?

Prendiamo la fiducia, ok? Diciamo che siamo innamorati, e ci scattiamo foto, facciamo video in momenti intimi, li condividiamo col nostro partner, perché tutti e due apprezzano questo spazio unico che si crea in una coppia, perché, ehi, notizia dell’ultima luce della sera, anche alle donne piace fare sesso. Va bene? Ci siamo?
Ottimo.

Adesso mettiamo che questa galleria privata sbarchi sui telefoni di persone che neanche da lontano dovrebbero averne l’accesso, buttata lì, in una subdola chat del calcetto, e ci sbarca perché uno dei due elementi che la possiedono, un essere misero e abbietto, commette un dispettuccio, una vendetta. Qualcosina di più, a voler essere pignoli.
Si chiama revenge porn, è un reato penale punibile dall’articolo 612 ter del codice penale, entrato in vigore il 9 agosto 2019. Tardi, per punire questi parenti stretti delle amebe, senza offesa per le amebe, ma meglio che niente.

Fin qui tutto chiaro. Fa schifo, lo so, ma questo è.
Quello che non mi è chiaro, è come davanti a un video privato diffuso contro la volontà della compagna o della ex di un amico, nessuno abbia fatto un plissé. Non capisco, perdonate la mia poca intuitività, come un qualunque essere umano davanti a una violazione così forte della privacy di qualcuno possa ridere, invece che pensare al dolore provocato da un’azione del genere.

Non lo capisco da un uomo, figuriamoci da una donna che chiede il licenziamento in tronco di un’altra donna, un’insegnante, solo perché la vede fare, tenetevi forti o voi, cuori deboli, sesso.
Invece di denunciare l’esposizione indesiderata di una vittima, incazzandosi come una belva (troppo? Scusate, sono imbelvita anche io), butta sale sulla ferita, rinforzando un’umiliazione che nessuno merita. Inoltra il video ad altre persone, minaccia la ragazza fisicamente e lavorativamente, cerca di annullarla, di nuovo.

Quindi, io vi chiedo: che, voi non lo fate, sesso?
Nel senso, da soli, in coppia, in gruppo, come preferite, sempre rispettando tutti, però il concetto è: lo fate, no? Anche senza dirlo in giro, credo.
E vi licenziano per questo?
Magari non è che, ipotizzo, quando un uomo che va dal capo uomo, venuto al corrente delle prodezze sessuali del dipendente, il suddetto superiore non solo manco ci pensa al licenziamento, ma ci si complimenta pure?

Non so. Non capisco.
Ci provo, eppure non ci riesco.
E nel frattempo il prendersi cura svanisce tra le risate di una chat.

Michela

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