Recensione : Un altro presente di Yanis Varoufakis

Yanis Varoufakis è un economista assurto agli onori delle cronache quando ha guidato la delegazione greca presso la Comunità Europea in occasione della grave crisi economica del 2008.
Ora si avventura dalla saggistica teorica al romanzo in chiave distopica pubblicando il romanzo, Un altro Presente, tradotto per La nave di Teseo da Andrea Silvestri. E il risultato è sicuramente originale e interessante.

TRAMA

Un ingegnere informatico greco, Costa, lavora a un macchinario in grado di soddisfare tutti i desideri umani. Durante un test delle apparecchiature apre involontariamente un portale che lo mette in contatto con un’altra realtà, una realtà alternativa nella quale trova il suo alter ego, Kosti, con il quale ha inizio una lunga conversazione dalla quale viene a sapere di uno sviluppo alternativo della storia a partire dal 2008, punto di svolta e di distinzione tra le due realtà parallele.
Nell’altra realtà, infatti, dopo il 2008, si sono sviluppati massicci movimenti di protesta e di boicottaggio un movimento dal basso nel quale i partiti tradizionali non hanno avuto alcun ruolo.
Sull’onda delle proteste, dunque, nell’Altro Presente, dunque, il capitalismo è stato superato e si è affermata una società senza banche e senza sfruttamento, senza le grandi aziende informatiche che rubano i dati dei cittadini, senza povertà, senza inquinamento.
Una società basata sulla valutazione dell’utilità sociale delle aziende. Cancellate le banche commerciali c’è solo la banca nazionale dove tutti fin dalla nascita hanno un piccolo capitale.
Vige il divieto di vendere e comprare azioni e si impone l’indice di merito sociale in base al quale un’azienda può essere sviluppata o cancellata. Giurie di cittadini hanno il potere di chiudere un’azienda che non contribuisca adeguatamente al bene comune.
I lavoratori non hanno un vero e proprio stipendio, ma viene distribuito un bonus su valutazione democratica dei lavoratori stessi. La terra è di proprietà collettiva, chi la occupa (privato o azienda) deve pagare un affitto che stabilisce lui stesso. Solo le aziende pagano un tassa fissa del 5% sui profitti.
I flussi migratori sono progettati e regolati. Vi sono apposite leggi che garantiscono a ogni persona del pianeta la proprietà dei propri dati personali, chi li vuole deve pagarli, in base al principio “Penny For Your Thought”.
La narrazione segue anche le vicende di due amiche di Costa: Eva, un’economista che crede in un capitalismo benevolo e Iris, una ecologista, naturalista, rivoluzionaria e anticonformista. E ovviamente quelle delle loro omologhe dell’altra realtà Eve e Siris.
La trama si compone in realtà di lunghe e dettagliate descrizioni dell’Altro Presente. Uno dei pochi risvolti narrativi si ha alla fine quando anche nell’altra realtà si verifica una grave crisi economica, perché la speculazione nasce dal desiderio di potere che va al di là di ogni sistema economico anche il più perfetto. E infine quando Costa decide di distruggere il macchinario e chiudere definitivamente il portale.

RECENSIONE

Il romanzo per le lunghe descrizioni richiede molta pazienza e probabilmente risulta più adatto per chi abbia una sia pur minima conoscenza dell’economia. Quanto al mondo parallelo descritto va detto che la tesi dell’autore è molto chiara: mostrare che un altro mondo è possibile al d là di ogni scetticismo oggi prevalente che tende a vedere nel capitalismo la fine della storia, ovvero ciò oltre al quale non sembra poter esserci nulla. Varoufakis ci fa vedere, appunto, che un altro presente invece è possibile, che dalla crisi si poteva uscire diversamente da come ne siamo usciti nella nostra realtà.
D’altra parte egli sembra mostrare anche in questo caso il difetto tipico degli economisti contemporanei che tendono sempre a sopravvalutare il ruolo della economia finanziaria rispetto a quello della produzione, quasi ignorata.
La prospettiva dell’autore, esplicitamente è quella di un anticapitalismo di natura anarchica, che postula un’antropologia in base alla quale l’uomo è fondamentalmente buono, ed è la società che lo corrompe. Rousseau docet. Ma la storia ci ha insegnato che tutte le forme di democrazia assoluta finiscono sempre per scivolare nella dittatura, cioè per auto-annientarsi.
Non si può negare che le analisi sul nostro presente siano molto azzeccate. Le pagine dedicate a mostrare come l’economia capitalista di oggi si fondi su immensi debiti e su una moneta inesistente sono davvero formidabili. Il 2008, e tutto quello che ne è seguito, ci hanno mostrato chiaramente che abbiamo imboccato una “autostrada per la catastrofe”.
Chiudo osservando che anche in questo caso il desiderio di narrare il presente da una prospettiva critica ha spinto l’autore verso il territorio della fantascienza a dimostrazione che questo genere possiede ampie potenzialità e non può essere ridotto a un ingenuo divertissement. Tuttavia faccio anche notare che ad un certo punto Varoufakis fa una affermazione inquietante e meritevole di attenzione: “Il capitalismo, come la fantascienza,- scrive – tratta beni futuri usando un valuta fittizia.” Sarà così? C’è davvero una relazione tra capitalismo e fantascienza? E quale? Da pensare.

STEFANO ZAMPIERI

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