recensione non tutto il male

Recensione: Non tutto il male, cronache dalla terra inabitabile di Andrea Cassini

Sopra un enorme albero è edificata una città. Ora l’albero è malato, per guarirlo è stato dato alle fiamme dal governo, che alimenta superstizioni e incoraggia sacrifici umani. La città vive al centro di un perenne incendio, e per le strade sono comparsi dei fantasmi: ciascuno si lega a un essere umano, assumendo la forma dei suoi traumi e sentimenti repressi. Più l’albero brucia per guarire, più la disperazione si propaga in città. Solo Zero non ha un fantasma ad accompagnarlo. Lui, che gestisce un redditizio forum online per i sempre più numerosi aspiranti suicidi, attraverso il suo lavoro scoprirà qualcosa che lega i fantasmi alla città e alle fiamme, e ricostruendo gli enigmi che compaiono nei suoi sogni si andrà immergendo, per volontà o per forza, in una missione che cela il significato di tutta la propria esistenza.
In una straordinaria metafora del rapporto malato tra uomo e natura, Non tutto il male ondeggia tra incubo e sogno, realtà e menzogna, per condurci al centro dell’epoca che stiamo attraverso una storia fantastica.

Recensione Non tutto il Male

Amici di LDFO, il libro di cui vi parlerò oggi è “Non tutto il male – Cronache dalla terra inabitabile” di Andrea Cassini, edito EFFEQU.
La copertina è eloquente tanto quanto la sinossi; ci troviamo a Tula, una città incastonata dentro un albero ora morente e che, sotto la folle egida del Questore, sta per essere divorato dalle fiamme. «[…] Bruciamo tutto, bruciamo ogni cosa! Il fuoco è luce e soprattutto è purificazione!» scriveva Ray Bradbury nel suo famosissimo Fahrenheit 451. E anche qui viene attribuita al fuoco questa opinabile caratteristica.
Ogni abitante di Tula è gravato dalla presenza ossessiva di un fantasma che personifica il loro malessere psichico – incubi, aspettative inattese, incertezze – e li serra in una morsa opprimente. Faremo un vero e proprio tuffo in un abisso di dolore.

Protagonista e voce narrante è il Dott. Zero che ha canalizzato tutto questo dolore creando un forum dove si occupa di spronare gli indecisi “aspiranti” suicidi a compiere il gesto estremo. Tuttavia lui è l’eccezione alla regola, non possiede un fantasma e si arrovella sul perché di questa “mancanza”, sarà emblematico l’incontro con un misterioso personaggio, il Cartografo.
Zero si abbandona a cercare nella realtà bruciante di Tula le improbabili tracce di un sogno ricorrente che lo perseguita, e che potrebbero condurlo a trovare finalmente le risposte che cerca.

Forse è necessario conoscere profondamente la sofferenza e il dolore per capire davvero cosa significano amore e compassione.

Ho iniziato questo libro senza pormi aspettative, accettando di buon grado quello che l’autore sceglieva di mostrarmi e mi sono fatta trascinare dal suo sviluppo. I giorni dopo aver terminato il romanzo li ho trascorsi in preda alla smarrimento, perché mettere nero su bianco i mille pensieri che si sono affastellati durante la lettura non è facile come sembra. Il commento che vi apprestate a leggere oggi l’ho rivisto più volte e non mi sembra ancora definitivo. Di riflessioni ce ne sono tante, troppe, non so nemmeno se sono riuscita a comprendere il vero scopo dell’autore, ciò che è certo è che ha messo in scena un intricato coacervo di immagini oniriche miste al sostrato della vita e delle fragilità umane e a un mondo che va in frantumi.

Cassini ha dato vita a un romanzo ascrivibile all’eco-fiction; l’ambiente circostante non svolge solo il ruolo di cornice narrativa ma instilla una connessione tra uomo e natura, un rapporto tra queste due “entità” che potrebbe sgretolarsi da un momento all’altro come sabbia tra le dita.
Il testo leopardiano citato nell’esergo, appartenente al Ciclo di Aspasia, non è messo lì a caso. È prepotente quella sorta di pessimismo rassegnato misto a un cinismo berhnardiano, ma ci ho visto molto di “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia” in particolare per i tormenti esistenziali riassumibili nella triade: vita-morte-dolore che lo rendono un libro ricchissimo di riflessioni scomposte ma affascinanti.


Da leggersi con attenzione, perché lo scrittore si “diverte” a confondere chi legge.
Egli porta avanti con estrema bravura una storia in bilico tra lucidità e delirio, atmosfere weird (quasi gotiche) alla Thomas Ligotti e fa capolino anche qui l’influenza di Mircea Cărtărescu. Ultimamente lo nomino spesso in queste mie recensioni, ma ciò significa che è uno scrittore che si sta facendo notare e sta lasciando una FORTE IMPRONTA nella letteratura contemporanea.
Una cronaca personale decisamente disincantata i cui contorni sono quelli di un romanzo apocalittico che strizza l’occhio ai giorni nostri, eppure ci troviamo avvinti da questo vortice narrativo così trascinante.


Lo stile di Andrea Cassini si fonda prevalentemente su un linguaggio duttile e, al tempo stesso, intriso di un lirismo sottile. L’immedesimazione non è facile né immediata ma l’impianto allegorico rappresentato da luoghi evanescenti e personaggi bizzarri la rendono una lettura densa e a più livelli.
Tula è un mondo spietato, lacerato da una disperazione dilagante che, ormai, ha preso il sopravvento sulla ragionevolezza e sospeso in una dimensione temporale confusa, onirica.
“Non tutto il male” è – per me – un’apocalisse di vetro.

Elisa R

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