Recensione: BigBug di Jean Pierre Jeunet

Cari amici cinefili, è accaduto l’inevitabile. Jean Pierre Jeaunet ha dato alla luce un film di fantascienza prodotto da Netflix. Ricordate la sua pellicola più famosa, Il favoloso mondo di Amélie? L’indimenticabile colonna sonora di Yann Tiersen, la tenerezza e il romanticismo? Bene, lasciate da parte tutto a eccezione dei colori sgargianti, spolverate con una punta di grottesco in stile Delicatessen, abbondate di elementi della commedia francese alla Francis Veber (La cena dei cretini, L’apparenza inganna) e otterrete il delizioso pot-pourri Bigbug.

TRAMA

Il futuro di Bigbug è ipertecnologico. Ogni casa è dotata di avanzatissimi robot che si occupano delle faccende domestiche e un sistema centralizzato che controlla apertura di porte e finestre. Oltre a questi androidi e intelligenze artificiali servizievoli ci sono gli inquietanti Yonyx, agenti replicanti addetti alla sicurezza nonché protagonisti del reality show Homo Ridiculus durante il quale impongono ai concorrenti umani prove assurde e umilianti.

Mentre il reality trasmesso ventiquattro ore su ventiquattro in televisione raggiunge livelli sempre più grotteschi, nella bella casa borghese di Alice convergono una serie di ospiti, non tutti graditi. C’è il corteggiatore Max con il figlio Léo, serviti e riveriti dalla robot di casa Monique (presto affiancata dal super intelligente robot Einstein). Ma all’improvviso arrivano anche l’ex marito di Alice, Victor, con la nuova e supersexy compagna Jennifer e la figlia di Alice e Victor, Nina. Come se già non ci fosse abbastanza confusione bussa alla porta anche la vicina, l’attempata e simpatica Françoise che cerca aiuto per risolvere un problema di connessione.

La tensione tra ex coniugi sale al massimo e la compagnia male assortita decide di sciogliersi (lasciando finalmente soli Alice e il mandrillo Max), ma la casa si rifiuta di farli uscire per “ragioni di sicurezza”. Cosa sta succedendo? Forse gli Yonyx hanno infine deciso di far fuori gli inutili umani? Costretti a una convivenza obbligata, Alice e compagnia si destreggeranno tra litigi coniugali e strane alleanze robotiche, in un crescendo di gag e situazioni impreviste. Riusciranno a cavarsela?

RECENSIONE

Bigbug è uno strano miscuglio di generi. I personaggi sono quelli di una commedia francese. In fin dei conti l’allegra combriccola di Alice e famiglia allargata potrebbe trovarsi in un mondo pieno di robot così come in un’amena casa a Sabaudia durante il primo lockdown. L’impressione è che le dinamiche tra personaggi non cambierebbero poi molto. Per altri versi la trama ammicca, forse inconsapevolmente, a thriller claustrofobici come El Bar o Await further instruction. Anche in quei casi abbiamo un gruppo di persone che si ritrova chiuso dentro un edificio e impossibilitato a uscirne, ignaro di quanto stia succedendo fuori. Infine c’è l’annosa questione del robot malvagio che vorrebbe fare a meno degli umani. E qui la memoria torna indietro a Terminator, tanto per citarne uno.

In Bugbug c’è un po’ di tutto questo. Ma nessuno di questi spunti è portato in una direzione nuova e originale. Un bel film d’intrattenimento, senza grandi pretese. A mio avviso tutto il plauso va ai robot casalinghi e alle loro gag. Fantastica l’interpretazione di Monique, la servizievole e sensibile androide di casa, e molto divertenti le riflessioni robotiche sul senso dell’umorismo come qualità distintiva dell’essere umano.

Ki Ba

Credits: Titolo originale: BigBug. Paese di produzione: Francia. Durata: 111 minuti. Anno: 2022. Regia: Jean-Pierre Jeunet. Disponibile su Netflix.

https://www.youtube.com/watch?v=yZZQLuCf8Tk

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