Parchi Eolici: i nuovi mulini a vento, pregi e contraddizioni

Attraverso dati e letteratura ho provato a tracciare le contraddizioni legate alle installazioni dei parchi eolici. In Italia e non solo.

Certamente l’emergenza climatica va affrontata e le energie rinnovabili sono quelle sulle quali è necessario concentrare investimento e ricerca: gli impianti eolici e solari sono gli unici veramente non inquinanti!

Per quanto riguarda le pale eoliche, in molti siti si è discusso sull’alterazione del paesaggio e le proteste, da parte di ambientalisti, storici, animalisti, non sono mancate.

Vi è mai capitato di vederle? Quelle lunghe file di altissime torri di cemento e acciaio piantate su colline bellissime, spesso affacciate sul mare o circondate da borghi antichi e incantevoli?

Molti, tra noi amanti della fantascienza, e non solo, sono affascinati da questi avveniristici mulini a vento. Altri parlano di scempio e deturpazione ambientale.

Parchi Eolici in Italia

A novembre 2018, in Italia erano presenti 5645 impianti eolici per un totale di 7.000 aerogeneratori di dimensioni diverse. Il 91% delle centrali eoliche è concentrato in 6 regioni: Puglia, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. I dati provengono dalla Gestione Anagrafica Unica degli Impianti e Unità di Produzione.

Ma cosa spinge le aziende a installare le pale eoliche al Sud? Molto spesso i progetti vengono avviati dove purtroppo regna il vuoto amministrativo, vicino a paesi che stanno morendo per l’emigrazione. Paesi già duramente provati da altri accadimenti. Dove non c’è resistenza, dibattito, disamina, valutazioni.

Un esempio su tutti, l’Irpinia, dove il terremoto del 1980 ha devastato interi borghi, che si sono progressivamente svuotati negli anni successivi e che, nonostante le innegabili peculiarità del territorio, non sono riusciti a trovare il modo di rinnovarsi e rivalutarsi.  E sono stati invasi dalle turbine eoliche.

parchi eolici

La ricchezza

Hai voglia a dire che saranno proprio i parchi eolici a produrre la ricchezza che farà risorgere queste zone!

Purtroppo questo è solo uno slogan che non ha nessun riscontro nella realtà: come al solito a giovare dei benefici degli impianti eolici sono le aziende costruttrici, liquidando con poco o nulla i proprietari dei terreni che saranno gravati per almeno vent’anni da vincoli, o pagando profumatamente amministrazioni corrotte per ottenere gli appalti. L’energia prodotta viene venduta al resto dell’Italia senza che i privati cittadini della zona interessata ne traggano alcun profitto.

parchi eolici
Nella zona del Formicoso, in Irpinia Orientale ci sono venti pale eoliche per ogni albero

La criminalità organizzata

Ma, appunto, come vengono scelti i terreni?

Tutti si aspettano che le zone prescelte per le instalazzione dei parchi eolici siano frutto di ricerca e studio in modo da valutarne efficenza e resa.

Invece, molti sostengono che i terreni non siano quelli più idonei ma semplicemente quelli controllati dalla criminalità organizzata.

E non solo: “Molte pale eoliche non entrano mai in funzione perché una volta incassati i soldi non vengono attivate. La criminalità organizzata ha da tempo fiutato l’affare: l’eolico è, sì, alta tecnologia del design industriale e del montaggio dei generatori, alta sapienza amministrativa nella vendita dei certificati verdi, ma è anche altro. Ossia, terreni sui quali si devono collocare le pale e cemento che serve per costruire le basi delle strutture. Dunque, le mafie possono intervenire direttamente, comprando i terreni e determinandone il prezzo. E poi, ancora, distribuendo tangenti, assicurando sub-appalti alle imprese amiche, come dimostrato dalla recente confisca da parte della magistratura di 130 milioni di euro al “re dell’eolico” Vito Nicastri nella provincia di Trapani, imprenditore riconducibile al boss Matteo Messina Denaro.” (Dal sito News-Art)

D’altro canto molti impianti hanno generato proteste che, in alcuni casi, sono riusciti a fermare i progetti. In altri ne hanno solo rallentato o ridimensionato le installazioni. Nonostante le contestazioni trasversali ai territori e alle forze politiche. Dal Salento al Mugello, dalla piana di Agrigento alle zone interne della Sardegna.

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Parchi Eolici in letteratura

Cercando materiale sul tema delle turbine eoliche e delle sue contraddizioni mi sono imbattuta in un libro (del resto era da aspettarselo, no?) che offre un quadro distopico/reale sull’installazione dei “nuovi mulini a vento”.

Si tratta di “Turbine” di Juli Zeh, libro e autrice che probabilmente non avrei mai scovato se non fosse stato per questa ricerca ma che ho poi scoperto essere una delle scrittrici più amate in Germania, e che tra le sue opere ne annovera anche di fantascientifiche/distopiche…

Trama:

Sembra proprio che Gerard e Jule abbiano trovato un angolo di paradiso. È il villaggio di Unterleuten, poco lontano da Berlino. Romantici cottage, aperta campagna, aria pulita: un luogo dove la vita è autentica. Fin dal principio, però, si percepisce un’atmosfera cupa, qualcosa che minaccia la quiete, qualcosa che ribolle sotto la superficie e sta per esplodere… Quando una ditta decide d’impiantare un gruppo di turbine eoliche nelle immediate vicinanze del paesino, si delinea un conflitto che va ben oltre le vite private degli abitanti: si tratta di uno scontro tra generazioni, tra città e campagna, tra artificio e natura, tra perdenti e vincitori post-muro. Una vera e propria guerra di tutti contro tutti, in cui dietro alle ideologie si nascondono gli istinti più bassi mentre le dinamiche spietate della provincia non fanno che esasperare il bisogno quasi carnale di appropriarsi di un pezzo di terra. Un crescendo di tensione che sfocia nella nevrosi collettiva e in cui la certezza è una sola: non si salva nessuno.

Che libro!

Per prima cosa dentro questo libro ho trovato un perfetto parallelismo tra i paesi dell’ex DDR e quelli del nostro Sud Italia. E quella similitudine che accumuna i paesi di provincia di mezzo mondo. Le stesse beghe, invidie, gelosie, dispute, miserie.

La svolta green rappresentata dall’impianto delle turbine eoliche si scontra proprio con chi dovrebbe sostenere più caldamente le energie rinnovabili: ambientalisti e animalisti.

A Unterleuten questa contraddizione va di pari passo con lo scontro generazionale e quello politico.

Ma in misura diversa e con diverse ragioni non succede lo stesso ovunque?

«Eccole lassù che girano», dice infine. «Sembrano tanto innocenti, non trova?» 
Le guardiamo in silenzio per un po’. Dieci pigri rotori. Non riesco a immaginare nessuno che alla domanda “ne valeva la pena?” risponderebbe di sì.

Questo libro è un tripudio di personaggi ben delineati, di spessore, una storia che non è vera ma potrebbe esserlo benissimo. L’autrice ti rimbalza da una realtà all’altra e ognuna ti sembra plausibile e, a volte, giustificabile, pur nella violenza e crudeltà, da quanto riesca a farti immedesimare nelle storie dei vari protagonisti.

Ho percorso le stradine di questo angolo di Brandeburgo, conosciuto gli abitanti e riconosciuto segreti e contraddizioni.

E infine il dubbio resta: da che parte vogliamo stare?

Da quella della stringente necessità di produrre energia rinnovabile o da quella di chi vuole a tutti i costi tutelare natura e paesaggio?

Possibile che non si possa trovare il modo di conciliare le due cose?

E se la velocità dei cambiamenti climatici fosse tale da alterare definitivamente quel paesaggio che tanto ci premuriamo di preservare?

In Turbine il conflitto resta intatto fino alla fine.

E nella realtà?

Debora Donadel

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