Recensione: Sopravvissuti di morte innaturale, l’origine di Laura Bressan

Gruppo di LDFO, oggi vi parlo della nuova fatica di Laura Bressan, autrice auto-pubblicata: “Sopravvissuti di morte innaturale”.

TRAMA

La storia continua … O meglio, all’origine di tutto, cosa c’era?

(ATTENZIONE: “Sopravvissuti di morte innaturale – l’origine” è la seconda parte della storia di “Sopravvissuti di morte Innaturale”, uscito nel 2020)

“Sopravvissuti di morte innaturale” parla dei rapporti tra le persone in un mondo disattento, della precarietà del contatto con noi stessi, il rischio di perdere chi siamo in un attimo. Cosa succederebbe se tutto ciò che conosciamo, ad un certo punto, esplodesse? E se il mondo, all’improvviso, non avesse più un tempo definito e non avesse più colori, riusciremmo a sopportarlo senza impazzire? Antea e Spike sono fratelli, entrambi Asperger; la loro visione del mondo era differente ancor prima che tutto questo iniziasse. Attraverseranno questo incubo; entreranno nei meandri della loro mente e forse non soltanto, cercheranno di salvarsi e di salvare tutto ciò che pensavano di conoscere così bene. Alla fine, le domande resteranno sempre più delle risposte, o forse no.

RECENSIONE

Un po’ di tempo fa avevo recensito per voi il suo “Sopravvissuti di morte innaturale”, come già potete intuire dal titolo, ora non ci resta che riavvolgere il nastro e appunto tornare alle origini.


La sinossi è rimasta invariata perché, trattandosi di un prequel, vengono narrati fatti antecedenti alla storia che già conosciamo ma in un’estensione temporale che non abbraccia una sequenza lunghissima.
I protagonisti sono ancora Antea e Spike, due giovani adulti, che oltre ad affrontare le classiche problematiche generazionali hanno da fronteggiare i burn-out e la sensazione che tutto gli crolli attorno dovuta alla loro condizione di Asperger. E non hanno torto, ci sarà un vero e proprio precipitare di eventi.
Solo che questa non è la fine, bensì l’inizio …

La lettura di questo prequel è stata molto “neutra”, rispetto al primo volume mi è venuto a mancare l’effetto sorpresa su come sarebbe stato sviluppato il funzionamento sulla sindrome dei due protagonisti e che risvolti avrebbe avuto ai fini dell’intreccio filo-distopico.

Laura Bressan mantiene anche qui la caratteristica del romanzo corale e dello stile frammentato del precedente volume, c’è sempre la suddivisione in capitoli brevi e alternati a episodi chiamati “Mondo onirico n°–“che vanno un po’ a spezzare la continuità e il ritmo del racconto.
Si nota tantissimo il fatto che l’autrice abbia cercato di inserire temi di un certo spessore nella storia, ma per tutta la durata della lettura ho avuto la sensazione che non sia mai stata in grado di andare oltre, come se si fosse volutamente trattenuta dal darsi e di conseguenza darci “di più”. Tuttavia, a confronto con il primo libro, l’ho trovato più maturo.
Forse la componente young adult è quella più riuscita ci viene raccontato il mondo sommerso e denso di smarrimenti e ardori dei giovani, ciò nonostante anche qui c’è un tasto dolente: lo slang utilizzato, anche se serve a dare quel tocco “generazionale” in senso “giovanilistico”, penso sia troppo accentuato e faccia perdere di credibilità alle interazioni tra i due fratelli; presenta innegabili forzature, rivelandosi nell’insieme alquanto artefatto.

Mi ha fatto piacere conoscere alcuni aspetti del vissuto dei tanti personaggi già conosciuti nel capitolo precedente, anche se spesso risultano bidimensionali. È chiaro che l’elemento distopico-fantascientifico resti un po’ sfuggente e fumoso, perché molto verrà dispiegato al lettore in Sopravvissuti di morte innaturale.
È un romanzo breve dove, in una realtà inafferrabile, il sogno si incunea con forza, raccontato in modo scarno per la brevità di dialoghi, descrizioni e frasi sobrie eppure la mancanza di linearità lo rende frenetico e impreziosito da un piglio suspense per queste svolte improvvise.
La trama e i comportamenti dei personaggi sono abbastanza prevedibili, però devo dire che non mi capitava da un po’ di leggere un libro tutto d’un fiato, in una sola sessione.
L’epilogo – ahimè – si risolve in un cliffhanger tronco; l’autrice lascia appeso il lettore nel momento culmine… mossa astuta per spingerlo o a proseguire con il libro principale o ad aspettare l’uscita del nuovo capitolo con fervente desiderio.
Tirando le somme si può dire che in questo prequel l’autrice sia riuscita a creare un contesto in cui la compresenza di reale e onirico, si fondono per dar vita a una storia fresca, narrata senza filtri da una voce nuova.

Elisa R

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