Recensione AnthropoChains, distopie geopolitiche nella fantascienza di Damiano Greco

Il mondo contemporaneo risulta essere sempre di più difficile lettura e il domani con più incognite che certezze. Ma come è possibile interpretare le attuali dinamiche e intuire i possibili sviluppi? Il volume intende indagare – attraverso la lente di ingrandimento della fantascienza – la stretta correlazione esistente tra i molteplici aspetti tra loro incatenati (Chains) ripercorrendo la complessità dei mutamenti politici, sociali, culturali e ambientali (Anthropo) che hanno rapidissimamente rivoluzionato l’organizzazione della nostra società. Passato, presente e futuro si fondono grazie a una lettura approfondita del dibattuto genere narrativo mediante la geopolitica. Per comprendere le più raffinate opere Scifi è infatti indispensabile conoscere gli avvenimenti storici e il nostro presente antropocentrico (contraddistinto in maggior misura dalle decisioni prese dall’uomo capaci di ripercuotersi sugli ecosistemi naturali e di conseguenza su tutti noi). Solo così sarà possibile individuare non esclusivamente il messaggio principale che queste opere intendono trasmettere, ma ogni loro minima sfaccettatura donando una nuova percezione alla categoria, liberandola, infine, da facili e superficiali preconcetti.

RECENSIONE

Non c’è dubbio: la prima cosa che colpisce il lettore di fronte a questo volume edito da Rosenberg & Sellier nel 2021 è una extra copertina a colori di ben 15 pagine disegnate da Arturo Lauria, un astro nascente del fumetto contemporaneo, che tra volti cyborg e scenari apocalittici ci introduce molto efficacemente all’opera di Damiano Greco, giovane ricercatore nel campo della geopolitica e della mediazione interculturale.


Il saggio è costruito intorno a quattro grandi temi della scena geopolitica contemporanea, analizzati in funzione della ricaduta che hanno avuto sul cinema, sulla letteratura, sul fumetto, sui videogiochi. Tutto ciò per mostrare il grande debito dell’arte nei confronti della realtà, ma anche quello opposto della realtà rispetto alla creazione artistica.

Si parte dal tema dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici con l’annessa variazione della conquista dello spazio per migliorare la vita sulla terra, per passare a quello, purtroppo attualissimo, della guerra, delle disuguaglianze e delle migrazioni, si prosegue con l’altra questione scottante della comunicazione menzognera e di tutte le forme della persuasione più o meno occulta.


Ogni capitolo si svolge attraverso una ricchissima sequenza di riferimenti, titoli, autori, opere. Forse qui avrebbe giovato al lettore una ordinamento per paragrafi per ridurre un po’ l’effetto archivistico, ma d’altra parte il materiale di riferimento è così vasto che è effettivamente difficile contenerlo nei limiti di una narrazione.


Il libro conclude opportunamente gettando uno sguardo sulle esperienze di fantascienza apparse nel mondo non anglosassone e non europeo, dalla Cina al Sud America.
La tesi generale dell’autore è che la fantascienza

“non deve apparire esclusivamente paragonabile a una evasione, bensì come uno spunto di riflessione per comprendere quanto e in che modo la società stia mutando attorno a noi”.


È evidente, infatti, che non si capirebbe la fantascienza se si ignorassero le grandi svolte della storia recente, la rivoluzione industriale, la rivoluzione russa, la prima guerra mondiale, le dittature, la seconda guerra, la globalizzazione, la crisi energetica e climatica, l’emergere delle nuove tecnologie, dei nuovi sistemi di comunicazione, del digitale e del virtuale.


In questo contesto, osserva l’autore, la fantascienza può essere considerata come

“un test per controllare lo stato di salute di un paese” , e quindi egli ribadisce l’opportunità di sdoganare la fantascienza per far comprendere “quanto tutto sia interconnesso” : la fantascienza prende in prestito dalla realtà quanto la realtà si serve delle intuizioni dei creatori per le proprie ricerche.


“La Science Fiction ci arricchisce stimolando la capacità di critica attraverso espedienti letterari immaginifici, permettendo l’argomentazione di un possibile futuro per parlare in realtà del nostro presente senza la paura di essere fraintesi o cadere in facili clichés come avverrebbe invece con altri generi. Grazie a essa è infatti possibile ripararsi dietro a un indistruttibile scudo forgiato dal più sfrenato fermento creativo mettendosi al sicuro da ogni pregiudizio e denunciando liberamente tutte le malevolenze passate e presenti con il fine di predire un avvenire talvolta minaccioso altre volte più speranzoso.”


Un’opera sicuramente interessante, anche se di impianto divulgativo. Utile per avere un panorama ampio e articolato per cominciare a riflettere sui profondi legami, le catene (chains) che legano l’umano (anthropos) al suo ambiente, alla sua società, allo sviluppa della civiltà. E forse anche alla sua decadenza.
Per chi volesse seguire l’autore nel suo cammino segnalo il sito personale di Damiano Greco: http://www.damianogreco.flazio.com/home.

STEFANO ZAMPIERI

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