Recensione Viaggio al centro della Terra di Jules Verne

Scritto nel 1864 è il romanzo che inaugura il filone della letteratura fantastica cosiddetto del “mondo perduto”, si pensi ad esempio a La razza ventura (1871) di Edward Bulwer-Lytton, o Le miniere di re Salomone (1885) di H. Rider Haggard o ancora a Il mondo perduto di Arthur Conan Doyle del 1912.
In questo caso il mondo perduto è l’interno della Terra, il mondo sotterraneo.


TRAMA:
La narrazione prende avvio dal ritrovamento di un antico manoscritto – un altro topos della letteratura fantastica – nel quale il protagonista, un grande geologo, il prof. Lidenbrock, trova un’iscrizione in caratteri runici che riesce fortunosamente a decifrare. È la testimonianza di un antico viaggiatore che afferma di aver raggiunto il centro della Terra, e indica il punto da dove è possibile iniziare simile impresa: un vulcano spento in Islanda. Raggiunta l’isola un piccolo drappello composto dall’illustre studioso, dal nipote Axel e da Hans, un taciturno cacciatore islandese assunto come aiutante per l’occasione, seguendo la via del vulcano spento si addentra nel sottosuolo. Il piccolo Axel è anche la voce narrante che porta il lettore a una scoperta progressiva, tra momenti di entusiasmo e situazioni disperate.

RECENSIONE:
Il mondo di sotto appare fin da subito al lettore come un altro mondo, per i lettori di fantascienza è come se si trattasse di un altro pianeta. Ogni cosa è una scoperta, formazioni minerali sconosciute, piante mai viste, funghi immensi, tracce di animali preistorici, ma anche animali estinti che rivivono. Fra le altre cose scoprono un cimitero d’ossa di animali preistorici ma anche tracce di uomini del Quaternario: un uomo fossile!
Rischiano più volte la vita ma non demordono, l’esplorazione è troppo importante. La sconoscenza vale il rischio. Fino a che, trascinati dalla forza di una eruzione sono gettati fuori dalla bocca di un vulcano che scoprono essere Stromboli.
Tornano alla fine ad Amburgo da eroi.

Un romanzo carico di fascino, dove l’avventura si sposa alla fantasia e la descrizione del mondo inferiore si mescola con una specie di regressione nel tempo attraverso tutta la storia della Terra.
Dall’inizio alla fine il coraggioso scienziato non fa altro che dimostrare, per via di esperienza empirica diretta, la relatività delle certezze scientifiche, tanto poco solide da essere messe continuamente in discussione dalle scoperte del drappello di esploratori.
Verne, si sa appartiene ancora alla fase del positivismo, della certezza quasi fideistica nella scienza e nella sua capacità di dare spiegazione del mondo, ma allo stesso tempo dimostra un atteggiamento per niente ingenuo, ma anzi consapevole anche dei limiti che la scienza incontra sul suo cammino, e al contempo della presunzione di molti scienziati.

STEFANO ZAMPIERI

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