Recensione Stelle meccaniche di Alessia Principe

Stelle meccaniche, edito da Moscabianca, è un libro fantascientifico ambientato in un mondo devastato dallo scoppio di una stella artificiale. Un mondo in rovina, divorato da una singolarità che ha riscritto le leggi del tempo.

Trama

Meti, una stella artificiale, prometteva energia eterna per il pianeta, ma dopo essersi accartocciata su sé stessa ha causato la fine del mondo per come lo conosciamo. Da due secoli la Terra è in mano agli Arcolai, una casta di potenti che utilizza i Resti, ammassi entropici di ricordi cristallizzati, come energia. La popolazione non conosce l’aspetto del sole, e la volta celeste è un ammasso di meccanismi fasulli. Uomini e donne sono sfruttati come pezzi di ricambio e forza lavoro, o assoldati come pescatori entropici di Resti. Eppure, tra le pieghe del tempo sembra esserci la soluzione.

Recensione Stelle Meccaniche

Su una Terra similare alla nostra, la stella artificiale Meti rappresentava un’utopia energetica che avrebbe rivoluzionato la vita degli esseri umani. Un grande progresso tecnologico che è sfuggito dalle mani dei creatori e ha mutato il mondo. Pochi istanti dopo essere nata, stella Meti è implosa e ha spaccato il tempo e lo spazio come un buco nero.

Il disastro di Tokamak ha trasformato tutto e ha risucchiato nel nulla gli animali, le persone e le stelle nel cielo. Una notte innaturale ha avvolto la piccola porzione di umanità che è sopravvissuta al disastro, persone che vivono in un tempo che non scorre, con il passato che fluttua nel cielo e il futuro che potrebbe essere già accaduto.

Della Terra rimangono solo pochi frammenti, abitati da persone rassegnate all’estinzione, e i Resti del passato che volano in cielo prima di disperdersi nello spazio. La disperazione dilaga e gli Arcolai ne hanno approfittato per salire al potere e imporre la loro legge. Non c’è democrazia, pietà o sostegno reciproco, tutti sono in competizione per meritarsi un posto nel mondo, per ottenere qualcosa di decente da un’esistenza altrimenti vuota.

Nel romanzo trovano spazio molti personaggi, tutti con una storia da vivere e una profondità narrativa ben curata. Miriam, Giosuè, Tito, il padre di Tito o il piccolo Aristide emergono dalle pagine per narrare un romanzo corale in cui passato, presente e futuro si mescolano e si perdono nelle spire di un tempo infinito.

Ho trovato interessante questo romanzo, che oscilla tra fantascienza, distopia e un viaggio allucinante. La scrittura è curata, precisa e ben cadenzata nell’eterno ondeggiare tra descrittivi e dialoghi. I personaggi sono curati, riconoscibili e contribuiscono tutti alla narrazione, ovviamente c’è chi pesa di più ma nessuno dei principali è inutile o inserito solo per piaconeria verso il pubblico.

Ogni linea narrativa affronta un tema differente, che sia l’amicizia, il valore dei ricordi o il paradosso di rincorrere la fine come via per non scomparire, ma tutte convergono verso un un’unica trama collettiva che solo dopo la prima metà del testo inizia a prendere forma. Nonostante in alcune parti possa sembrare un romanzo di formazione, la complessità con cui la storia si intreccia e la necessità di impegnarsi per comprendere il complesso worldbiulding lo rendono un romanzo molto più maturo di quello che sembrerebbe a un primo sguardo.

Stelle meccaniche è un prodotto non lineare e non lo consiglio a chi lo leggerebbe sull’autobus, serve concentrazione per riuscire a entrarci dentro. Da un lato c’è un’idea interessante, che ridisegna il mondo e il tempo, ma dall’altro c’è la necessità di comprendere la non linearità temporale della narrazione e i numerosi punti di vista a cui è soggetta.

Sicruamente un buon testo e un’ottima storia, ma forse un pizzico ostica per chi vuole iniziare ad approcciare la fantascienza.

A presto.

Delos

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