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Recensione: “Pericoli di un viaggio nel tempo” di J.C Oates.

TRAMA:

Adriane S. Strohl vive negli SNAR (Stati del Nord America Rifondati) una confederazione nata dopo i Grandi Attacchi Terroristici e la conseguente Guerra Contro il Terrore. Uno stato retto da un governo onnipresente e opprimente che non consente nessun tipo di dissenso. Adriane è solo una ragazzina di diciassette anni, idealista e curiosa, quando viene arrestata dalla Sicurezza Interna per aver osato fare delle domande a scuola. La sua condanna è quella di essere rimandata indietro nel tempo di ottant’anni e di scontare la pena a Wainscotia Fall, nel Wisconsin, per studiare nella locale università. Lasciata alla deriva nel tempo in questa idilliaca cittadina del Midwest, viene avviata a un percorso di “riabilitazione” per poter poi tornare a casa, ma non può resistere all’innamoramento per un altro esiliato, che la porterà a riflettere sul mondo Wainscotia e sulla realtà che è costretta a vivere, con risultati al contempo devastanti e liberatori. “Pericoli di un viaggio nel tempo” è un romanzo distopico, visionario e sorprendente, che racconta la resistenza di una giovane donna contro i vincoli di una società oppressiva, ma è anche una potente storia d’amore, splendidamente narrata dalla più grande scrittrice americana contemporanea.

RECENSIONE:


Joyce Carol Oates è una delle più conosciute e prolifiche autrici americane, ben nota al grande pubblico per i suoi romanzi che dipingono la scena della provincia americana con grande realismo e una prosa asciutta ma coinvolgente. È singolare ma forse anche significativo che oggi per raccontare lo stesso mondo si cimenti con il genere distopico. E lo fa con un lungo romanzo nel quale gioca con grande maestria con l’eterno paradosso del tempo. Ma il punto di partenza è proprio la realtà americana di un futuro molto prossimo che con l’alibi della difesa della democrazia si è trasformata in quella società del controllo ossessivo, già preconizzata dai grandi del genere, primo fra tutti Orwell.

I personaggi si sentono costantemente controllati, ascoltati, sottoposti a giudizio e con l’angoscia di una possibile punizione impietosa, l’annientamento con un laser sparato da un drone.


La protagonista, una ragazzina di diciassette anni, viene punita perché nel saggio di fine anno si è permessa di fare pubblicamente alcune domande scomode. La punizione consiste nell’essere esiliati in un tempo passato, il 1959. Qui conduce una vita quasi normale, studia in un College, come una qualsiasi ragazza dell’epoca. Ma sa di essere diversa, sa di aver lasciato la famiglia, e di dover restare quattro anni in quella condizione, con un nome nuovo, un’identità fasulla, prima di poter tornare.

In realtà le cose si complicano, perché nonostante tutte le cautele e tutte le severissime regole che deve osservare, crede di individuare un altro esiliato e comincia una storia incerta fra l’amore e l’amicizia.
Tuttavia le cose non filano lisce perché il giovane professore di psicologia di cui si è innamorata la mette a conoscenza di possibili spiegazioni alternative della sua realtà. Entra qui in gioco un sottile ma molto efficace gioco di ambiguità. La protagonista e con lei il lettore non saprà più con certezza se la sua realtà è appunto quella del passato o non piuttosto una realtà virtuale totalmente fittizia. L’enigma non si scioglie, ma il finale, che non svelerò, non è meno ambiguo.


In tutto il romanzo c’è come una sottotraccia legata alla riflessione intorno alla psicologia comportamentistica che la ragazza studia e che il professore di cui è innamorata insegna. In questo mondo passato sembra essere la sola credibile spiegazione dei comportamenti umani, e il lettore non può fare a meno di percepire, anche con una certa ironia, che in fondo il mondo del futuro è proprio quello che, come nel comportamentismo, immagina l’uomo come una macchina che può essere indotta ad agire o a reagire in modo prevedibile attraverso opportuni stimoli. Il futuro sembra costruito proprio in base a questi principi, l’umanità controllata e addomesticata, ridotta a una cava da laboratorio che non aspira più a nessuna libertà, perché sa che restando nella propria prigione prima o poi sarà ricompensato.
Forse non sarà il massimo dell’originalità, ma di sicuro questo romanzo è accattivante, e non lascia indifferenti.

STEFANO ZAMPIERI

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