recensione ubik

Recensione : “Ubik” di P. K. Dick

Buongiorno lettori e lettrici!

Oggi vi proponiamo la recensione di un classico della letteratura distopica.

Ubik” del 1969, ripubblicato ora da Mondadori a cura di Emanuele Trevi e con la traduzione di Marinella Magrì, è certamente uno dei romanzi più fortunati di Philip K. Dick. Ingiustamente ritenuto frutto di esperienze con gli allucinogeni, è in realtà materia tipica del genio incontrollabile di Philip Dick.

TRAMA:

Esiste una vita oltre vita, uno spazio etereo in cui lo spirito dei defunti sopravvive alla morte in una dimensione sospesa tra il buio e la luce, tra il colore e la bruma. Conservati in criostasi all’interno di speciali strutture, i defunti possono comunicare con i loro cari tramite un congegno elettronico e fornire conforto, lenire solitudini, dispensare consigli. Ed è per avere consiglio che Glen Runciter, a bordo della sua aviomobile, sbarca sul tetto del Moratorium Diletti Fratelli, la struttura svizzera dove la bellissima moglie Ella giace ormai da decenni in una bara trasparente, avvolta in effluvi di nebbia ghiacciata. Runciter gestisce un’agenzia prudenziale, la Runciter Associates, di cui Ella era socia in vita, che – avvalendosi di inerziali in grado di neutralizzare l’attività di telepati e precog – offre a clienti e aziende sicurezza e privacy dalle intrusioni delle spie psichiche. Uno dei telepati più temibili che gli uomini di Glen monitoravano è sparito dai radar della Runciter Associates. Non si tratta del primo “incidente” del genere, e l’agenzia sta attraversando un momento di grossa difficoltà, ci vuole un’idea. Ma lo spirito di Ella non è più quello di una volta: appare confusa, distante, a tratti assente. La sua semivita si sta lentamente spegnendo.

RECENSIONE:

È veramente difficile sintetizzare la trama di un romanzo come questo. È una precisa scelta stilistica di Dick infatti quella di costruire trame labirintiche, che spesso deviano verso direzioni inaspettate. In questo caso per comprendere lo sviluppo bisogna prima ricostruire la complessa presenza di tipi umani assai singolari. Glen Runciter è il proprietario di una agenzia che attraverso una pattuglia di inerziali (quelli in grado di annullare i poteri psi) combatte telepati e precog (quelli che sanno anticipare il futuro) che operano nel campo dello spionaggio industriale. Cade tuttavia in una trappola intentata dal suo avversario Ray Hollis proprietario di una agenzia di spie psioniche. Viene assoldato per un lavoro su Luna che si rileva invece l’occasione per un vero e proprio massacro. Una bomba fa strage di tutti i suoi collaboratori.

A questo punto il romanzo prende una piega del tutto diversa ed entra in una dimensione quasi allucinatoria. I personaggi che credono di essere sopravvissuti all’esplosione della bomba si trovano a vivere un tempo che arretra fino al 1939, mentre il presente romanzesco è il 1992, e cominciano a morire uno dopo l’altro in un modo assai strano, spegnendosi e ritrovandosi cadaveri vecchio di decenni. In realtà sono in una condizione ibrida di semivita, i corpi sono infatti tenuti in una sospensione criogenica che consente all’individuo di conservare almeno per un certo periodo le proprie facoltà mentali e quindi di instaurare un dialogo con quelli che sono fuori, tra i vivi. In questa condizione è Ella, la bellissima moglie morta giovane di Glen Runciter, e forse si trovano anche le vittime dell’esplosione.
Dick si diverte a far credere al lettore di poter individuare facilmente la responsabile, una donna che ha la facoltà di tornare indietro nel tempo. Ma poi ci fa scoprire che la realtà è molto più complessa, che ci sono due forze contrapposte, una negativa che punta alla morte e una positiva che cerca invece di dare la possibilità di sopravvivenza.


Il romanzo contiene le solite ossessioni di Dick in merito alle facoltà della mente umana, e alle infinite possibilità che essa potrebbe sviluppare. Egli infatti introduce spesso quelle facoltà che chiama “psioniche” cioè quelle che consentono di rompere le barriere della normalità, lettura del pensiero, previsione degli accadimenti, capacità di arretrare nel passato, sono solo alcune delle possibilità, egli non esclude nessuna altra variante convinto che il cervello umano abbia infiniti risvolti. Ciò che in fondo sanno benissimo gli scrittori proprio perché le applicano continuamente nel proprio gesto creativo.


Per quanto riguarda il rapporto tra vita e morte, il confine non è mai chiaro e non è mai definito. L’esempio della semivita è solo una possibilità tecnica, la cosa che dovrebbe stupire di più il lettore è il fatto che la maggior parte dei personaggi non sia in grado di distinguere una condizione dall’altra. Cioè non sa con certezza se si trova in vita o se è già morto e questo ovviamente crea una condizione di tragica incertezza esistenziale.

“Infilate il gustoso Ubik nel tostapane, prodotto solo con frutta fresca e salubri grassi vegetali. Ubik fa della prima colazione un banchetto, aggiunge fermento al vostro momento! Innocuo se usato secondo le istruzioni.”


Restano infine totalmente inspiegabili le brevi citazioni poste all’inizio di ogni capitolo nelle quali, come in un messaggio pubblicitario, una misteriosa sostanza, Ubik, viene proposta come soluzione per qualsiasi problema della vita quotidiana. D’altra parte nel corso della narrazione è proprio spruzzando una bomboletta di Ubik che i personaggi riescono a contenere gli effetti mortali della loro condizione. Ma che cos’è Ubik? Forse il misterioso farmakon di un ironico Demiurgo?
Insomma i temi coinvolti nella narrazione sono tanti e sono profondi, credo che chiunque si interessi di distopia e di fantascienza non possa esimersi da fare i conti con questo romanzo.


STEFANO ZAMPIERI


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