recensione i vegumani

Recensione I vegumani Clelia Farris

Salve gente con i libri tra le mani, lo sentite anche voi questo caldo? Distopia? Fantascienza? O solo le premesse che portano alla trama de I vegumani di Clelia Farris (Future Fiction edizioni)? Ecco cosa recensiamo oggi, ma prima, via con la descrizione.

TRAMA

In un’isola del mediterraneo la Astarte, cooperativa agricola di giovani coltivatori, si trova a fronteggiare le conseguenze della siccità. Nonostante l’Organizzazione Mondiale del Clima aiuti le popolazioni a spostarsi a Nord verso le terre artiche, le uniche coltivabili, i soci della Astarte decidono di ingaggiare un gruppo di esperti climatologi che promette la pioggia.
Eppure la soluzione potrebbe essere un’innovativa crema solare, inventata da Gazania, con cui sovvertire la tendenza all’Esodo e favorire la Permanenza. Forse il rimedio è nella vita “linfatica” dei vegetali che gli esseri umani dovrebbero imitare per diventare… vegumani.

Erano in piedi, in cerchio; potevano vedersi l’un l’altro e si sentivano appena creati, il primo gruppo umano apparso nel deserto che non si faceva soffocare dall’ambiente ma anzi ne attingeva forza.

RECENSIONE “I VEGUMANI”

Recensione I vegumani Clelia Farris, Future Fiction

WORLDBUILDING

Un mondo in avanti nel tempo, come premesso anche dal nome della casa editrice, una generazione che paga le conseguenze degli errori dei propri antenati. A marzo abbiamo già oltre i 35°, le coltivazioni avvengono principalmente nella Serra, la gente evita le ore con il Sole allo Zenit, lavorando di sera e notte e dormendo di giorno.
Da una parte c’è la sfiducia per questo posto caldo dove le previsioni del tempo non sono difficili: Sole, sole e ancora sole. Dall’altra abbiamo chi vuole salvare la propria terra, nonostante sia arrida e la siccità non dia tregua.
La città sembra avere di tutto: bar, ristoranti e quant’altro, aperti di notte. L’agricoltura è alla periferia, la cooperativa di cui avete letto nella descrizione lavora per lo più alla Serra, dove controllano il microclima puntando sulla coltivazione di precisione.

STORIA

La protagonista, Gazania, facendo vari esperimenti, riesce a produrre una crema solare che dà la possibilità alla gente di uscire nelle ore diurne. Senza spoilerare, ma prendendo spunto anche dalla trama sulla quarta di copertina, questa crema – AmicaSole – ha degli effetti collaterali che può far diventare vegetali gli umani, vegumani per l’appunto, grazie a radici che spuntano sotto i palmi dei piedi. Un modo per assorbire nutrimenti dal suolo senza troppa fatica.
La cooperativa arriva a chiamare i meteorologi dal Nord per provare a far piovere, per cercare di non far trasferire la gente e sperare nella Permanenza.
Tutto questo mentre La Nonna – personaggio ultracentenario – raccoglie le scommesse della gente su qualsiasi cosa: Esodo o Permanenza, pioggia o non pioggia e qualsiasi altra minima cosa su cui si possa scommettere.

STILE

Narrato quasi tutto dal punto di vista di Gazania, lo stile è abbastanza scorrevole, in certi punti anche poetico. Basta pensare alle radici che i vegumani mettono, sentendo le piante come amiche, comunicando con loro. L’autrice ha dato molto valore ai vegetali in questa storia, tanto da far nascere in alcuni personaggi, la protagonista per prima, un sentimento sublime di amicizia verso alcuni alberi o piante.
In altri punti si sfiora la suspense, ma questo non è un libro che punta al brivido. Punta più alla riflessione sugli errori che stiamo facendo con il clima e al legame che gli esseri umani dovrebbero avere con la flora del proprio posto.
Nomi scientifici di piante appaiono nella maggior parte delle pagine: questo dà risalto al rispetto che i personaggi hanno per queste forme di vita.

PERSONAGGI

Ci sono tanti personaggi, tantissimi. Gazania e La Nonna sono molte ben definite, soprattutto a livello caratteriale. Una con la sua passione per la coltivazione e per la scienza, la dedizione al lavoro e la speranza per la Permanenza, l’altra con le sue scommesse e la persuasione verso l’Esodo. Questi due sono i personaggi che prevalgono di più all’interno della storia; La Nonna più nascosta rispetto agli altri, ma comunque con un suo peso nella trama.
Gli altri personaggi sono più o meno disegnati: l’autrice ha saputo dare risalto a quelli di una certa rilevanza nella trama e si è limitata a tratteggiare le varie comparse.

MESSAGGIO

Penso che si sia ampliamente capito il macromessaggio della storia: abbiamo incasinato il clima e dobbiamo cercare di aggiustare il tiro se vogliamo sopravvivere nel nuovo mondo che verrà.
C’è tra le righe, neanche troppo nascosto, un invito a riavvicinarsi alla natura, alla flora in particolare. Le piante sono la nostra salvezza, il loro stile di vita lento dovrebbe insegnarci che non sempre i ritmi frettolosi che abbiamo oggi è la soluzione a tutto. Anzi, questa fretta spesso ci porta a non pensare dove pestiamo i piedi, a non pensare alle conseguenze che le nostre azioni hanno.

CONCLUSIONE

Come detto, lettura scorrevole. Forse in alcuni punti ridondante, ma nulla di grave. Ho trattenuto il fiato per qualche pagina, ma il più delle volte mi sono semplicemente goduto la situazione. Lettura senza troppe pretese. Giudizio prevalentemente positivo.

Per alcuni versi, soprattutto per il deserto e per il fatto che Il mondo sia andato avanti, il romanzo mi ha ricordato qualche scenario di La torre nera di King.

Per altri libri, abbiamo un’intera categoria di libri distopici.

Alex Coman

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