Recensione La rivoluzione non ha il codice a barre di Stefano Spataro

La rivoluzione non ha il codice a barre

“La rivoluzione non ha il codice a barre” di Stefano Spataro è un libro che offre una profonda immersione nel mondo della narrativa di J.G. Ballard, mettendo in luce ossessioni e tematiche ricorrenti all’interno delle sue opere.

TRAMA DE LA RIVOLUZIONE NON HA IL CODICE A BARRE

Il libro è una novella in cui il protagonista narra in prima persona il percorso di “analisi” che intraprende in seguito alla comparsa di strani brufoli dietro la nuca e dal conseguente (o causante?) pensiero paranoide che lo affligge.

Questo percorso, su consiglio di un’amica, viene fatto con il dottor Marino e via via con altri personaggi con i quali viene messo in contatto da quest’ultimo.

Ma il dottor Marino chi è? Questa è la prima domanda che lo stesso protagonista si fa fin da subito.

“D’altronde questo dottor Marino cosa fa? È uno psicoterapeuta? Un dottore? Uno stregone? Clara la mia amica, mi ha detto: «Devi farti vedere quei bubboni che hai dietro la testa soprattutto se ti pizzicano». Allora ho pensato fosse un dermatologo, ma non ho trovato altre informazioni riguardo la sua professione. Forse è un ciarlatano.”

L’unica cosa certa è che Marino imposta la cura del protagonista con la “terapia Ballardiana”

“L’idea è quella di individuare tutte le metafore presenti nei libri di Ballard e ricucirle tra loro per sfondare una sorta di parete che svelerebbe una dimensione metanarrativa e raggiungere storie e immagini che sono al di là del racconto tout court.”

RECENSIONE DE LA RIVOLUZIONE NON HA IL CODICE A BARRE

Quello che mi ha spinto a leggere questo libro è stato lo strillo con cui si è scelto di lanciarlo:

Cosa direbbe Ballard, se fosse ancora vivo? Analizzandone il pensiero che è sparso semioticamente nelle sue opere, si potrebbe ipotizzare una sua lucida disamina della follia planetaria e un’eventuale formula per il risolvimento?

Stefano Spataro s’immerge nel flusso ballardiano e il condominio in cui siamo tutti coinvolti sembra la nave dei folli che solca ogni tipo di mare, che rifulge della sua pazzia suscitando nei suoi imbarcati ilarità omicida: abbiamo ancora un futuro?

In pratica Spataro ha diviso nei vari capitoli i temi affrontati nelle opere di Ballard: salute mentale, sesso, politica, anatomia, catastrofe, ognuno riferito a una o più libri dello scrittore.

Il dottor Marino e via via gli altri interlocutori del protagonista (di cui, secondo me non a caso, non si conosce il nome) parlano citando spesso brani di Ballard e ogni riflessione nasce da questi brani.

E intorno a queste citazioni e riflessioni viene costruita la storia che ha anche un piccolo plot twist che dà un senso di completezza alla narrazione nel suo insieme.

In pratica il libro è un’esplorazione interessante e approfondita della psiche umana, in un mondo sempre più caotico, ma sottoforma di novella.

Il punto di forza de La rivoluzione non ha il codice a barre sta sicuramente nella capacità di Spataro di analizzare le opere di Ballard in modo esaustivo, svelando le connessioni tra i vari romanzi e racconti dell’autore e cercando di trarre delle conclusioni interessanti sulla condizione umana e sulla società contemporanea. Spataro dimostra una profonda conoscenza del materiale di base e offre un’analisi critica ben strutturata.

“Solo una consapevolezza del male che può essere fatto può arginare il disastro vero e proprio, la fine dell’umanità.”
«Guardi il parchetto quaggiù. Una persona ci passa attraverso o accanto, si scosta per la puzza delle deiezioni canine, oppure si scandalizza per il degrado. Eppure all’interno del mattone scalcinato, della terra ingiallita dal sole e dall’urina, dalla ruggine sull’altalena che si estende come un tatuaggio cancerogeno, si può individuare un’archeologia di senso che non è mai banale. Si può scorgere una certa bellezza, o quanto meno trarvi una sorta di soddisfazione, anche in una macchia di umido, in una pianta rinsecchita. C’è molta più vita, e di conseguenza molto più tempo a venire, in una pozza di fango che negli uffici disinfettati dell’estabilishment o nella testa di un burocrate. E noi abbiamo una necessità atavica, primitiva, quasi tribale, di recuperare queste architetture, di ridisegnarle. Abbiamo l’esigenza vitale di costruire la nostra “Vermillion Sands” personale, interna, renderci consapevoli, meta-razionali, e poi portarla fuori, non solo nella realizzazione brutale della pietra, ma nei gesti di tutti i giorni. “I quartieri residenziali sognano la violenza. Addormentati nelle loro sonnacchiose villette, protetti dai benevoli centri commerciali, aspettano pazienti l’arrivo di incubi che li facciano risvegliare in un mondo più carico di passione”.»

La rivoluzione non ha il codice a barre è un viaggio interessante ma che necessita di attenzione ed impegno nella lettura. Non è necessario conoscere tutte le opere di Ballard, anzi, il libro mi ha incuriosito a scoprire una parte della sua produzione che non avevo mai letto; d’altro canto è stato bello accorgermi di quanto ricordassi senza rendermene conto, segno evidente della forza della sua narrazione.

La prosa di Spataro è a volte densa e specialistica e la narrazione a tratti molto complessa.

Questo per me è stato un ostacolo che ha rallentato molto la lettura togliendo quel pathos che di solito cerco nelle storie.

Se per questi motivi non mi sento di consigliarne la lettura a chi cerca storie più accessibili e avvincenti, per la soddisfazione che ho provato nel concludere e comprendere La rivoluzione non ha il codice a barre, penso invece che, in questo caso, uscire dalla propria comfort zone sia una terapia ballardiana dentro la terapia ballardiana!

Debora Donadel

La rivoluzione non ha il codice a barre, Stefano Spataro, 78 pagine, Delos Digital, luglio 2023 e La Nuova Carne Edizioni (cartaceo), agosto 2023.

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