Recensione Taccuini del deserto. Istruzioni per la fine dei tempi di Ben Ehrenreich

TRAMA DI TACCUINI DEL DESERTO

Passando dalla mitologia alla scienza, dalla storia delle religioni alla politica, dalla cosmologia all’antropologia e al racconto autobiografico, Taccuini del deserto affronta il senso più profondo e riposto dell’essere vivi qui e oggi, sospesi in un tempo di assoluta incertezza, ma che ci pone problemi e domande non troppo dissimili da quelli che altre civiltà prima di noi hanno affrontato, sopravvivendo in modi nuovi oppure scomparendo per sempre.
Taccuini del deserto nasce da un lungo soggiorno dell’autore nel deserto californiano del Mojave e da lì, luogo dove tutto inizia e finisce, trae uno sguardo inedito e assolutamente affascinante su quanto l’umanità sta vivendo in questo momento storico “in cui tutto, compreso il tempo, sembra sull’orlo del collasso”: una crisi irreversibile e sempre più profonda alla quale sembra non esserci rimedio se non la fine della nostra civiltà. E proprio dal deserto, simbolo al tempo stesso di morte e di trascendenza, che “ti fa arretrare e mette l’eternità in primo piano” Ben Ehrenreich prende le mosse per riflettere su cosa significhi l’idea di “fine dei tempi” non solo per la nostra civiltà ma anche per quelle che ci hanno preceduto. Come affrontare dunque l’Apocalisse ora che il tempo, suggerisce l’autore, sembra essersi annodato su se stesso? E cosa ci insegna la fine di intere civilizzazioni quali per esempio quella dell’antico Egitto e dei Maya?

RECENSIONE DI TACCUINI DEL DESERTO

Amici di LDFO! Nuovo giorno, nuova recensione.
Questa volta l’oggetto di disamina non è un romanzo, ma un testo che si colloca a metà strada tra il saggio e il memoir: “Taccuini del deserto. Istruzioni per la fine dei tempi” di Ben Ehrenreich, edito Blu Atlantide e su traduzione di Michele Trionfera. Ed è stato proprio il sottotitolo ad accendere il mio interesse.

Partendo dall’osservazione concreta di quanto è sotto gli occhi di tutti, per inserire la sua esperienza personale vissuta nel deserto del Mojave, Ehrenreich dà vita a un’opera che è combinazione di memorie, saggio sugli studi di genere e sociali, filosofia, reportage e letteratura di viaggio. L’autore si assurge l’onere di indagare il significato della fine dei tempi in diverse culture e periodi storici.
Egli compara il disfacimento irreversibile della nostra civiltà con le esperienze di altre culture che hanno affrontato la fine dei loro tempi: gli antichi Egizi, i Maya, i Nativi Americani, i coloni europei, i profeti biblici per arrivare ai cosiddetti visionari moderni. Tenta di comprendere cosa realmente significhi vivere in un’epoca di catastrofi e cambiamenti radicali e quali possano essere le probabilità di resistenza o di spirito di adattamento.


Questo libro è una potente testimonianza dell’epoca di crisi che stiamo fronteggiando, ma è anche una lezione di vita; nell’esplorare le implicazioni sociali e ambientali, l’autore ci esorta a riesaminare il nostro modo di relazionarci con la natura. Tra le sue pagine figurano tematiche stringenti e profondamente attuali – come già avete potuto intuire – viene attenzionato il cambiamento climatico, ci si sofferma sulla politica americana e sulla situazione in Palestina; contaminandoli con altri saperi come riferimenti alla filosofia orientale, alla storia delle idee e alla cosmologia, all’antropologia e alla letteratura.
Una cronaca dolceamara che espone il cataclisma planetario in cui ci troviamo immersi e, proprio per questo, va a stimolare le nostre eco-coscienze affinché si possano scoprire nuovi modi per salvare un mondo in caduta libera, ma che ha sempre la possibilità di risollevarsi.
Giudicando solo dal titolo, potrebbe sembrare un pamphlet basato su una narrazione estremamente pessimista e rassegnata, intessuta di disperazione, ma non è questo il caso.
Nella sua lettura si percepisce un alito di speranza, poiché attraverso questo percorso fisico ed emotivo, l’autore statunitense ci presenta una prospettiva originale su una realtà troppo spesso trascurata, aprendoci gli occhi e lanciando uno sguardo ottimista verso il futuro.

Elisa R

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